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lunedì, 23 aprile 2007

chiave
Se vi chiedono di fare i mediatori per il governo italiano in una zona di guerra occupata dagli Stati Uniti, fossi in voi rifiuterei...

C'è il rischio concreto di finire uccisi dal fuoco amico (degli Stati Uniti), come Calipari che aveva appena liberato Giuliana Sgrena in Iraq.

Oppure arrestati, torturati e privati del sacrosanto diritto all'assitenza legale, come Rahmatullah Hanefi, il direttore dell'ospedale di Emergency a Lashkargah che ha liberato Daniele Mastrogiacomo... In questo caso il responsabile di tanta riconoscenza sembra essere il governo afghano, "legittimamente eletto" (ovviamente con il patrocinio degli Stati Uniti).

Cliccate sull'immagine qui sopra per visitare il sito di Emergency e firmare la petizione per Rahmat.
Per ogni firma raccolta Emergency aggiungerà una chiave all'interno di un'installazione realizzata a piazza Farnese, per rappresentare la richiesta da parte della gente comune di liberare di Rahmatullah, e per ricordare anche tutti gli altri detenuti arbitrariamente nelle carceri afghane.


postato da: klochov alle ore 17:58 | link | commenti
categorie: america, giustizia, diritti umani
domenica, 22 aprile 2007

comparse

"Ci sarebbe molto da scrivere sull'economia, il capitalismo, il mercato e la democrazia"

Così dice Scalfari nell'editoriale di oggi su La Repubblica.
Parla del partito democratico, dei suoi componenti, delle sue istanze.

Continua così:
"Si vorrebbe che il nuovo partito abbia le idee chiare in proposito.
Difenda il mercato come meccanismo principe per l'allocazione delle risorse. Instauri una regolamentazione coerente che impedisca le manipolazioni.
Pretenda che l'autorità politica non discrimini tra gli imprenditori, non favorisca né scoraggi alcuno, ma non rinunci a tutelare i consumatori, i risparmiatori, le maggioranze polverizzate degli azionisti senza voce né potere."

Mi manca qualcosa all'appello, o meglio qualcuno che, secondo me, ha molto bisogno di essere tutelato dai meccanismi del mercato.
Se le "oligarchie" generose del Partito Democratico permettono, i soggetti da tutelare sarebbero i lavoratori... Possono essere anche consumatori, risparmiatori, piccoli azionisti, ma in primo luogo lavoratori.
Questa categoria sembra non esistere più: da attori principali, grandi protagonisti della storia del '900, sembrano ridotti a semplici comparse senza battuta.

Mi viene sempre in mente che "L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro".
Ho il dubbio atroce che il PD sarà un partito, sì democratico, ma non molto fondato sul lavoro. Come al solito spero di sbagliarmi.
postato da: klochov alle ore 11:12 | link | commenti
categorie: politica, lavoro
mercoledì, 18 aprile 2007

i poveri e i teologi

Al liceo la professoressa di religione ci fece vedere un film che si intitolava "Romero".
Raccontava la storia dell'arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero ucciso a causa della sua opposizione al governo militare di El Salvador, probabilmente da killer dell'esercito stesso.

Mi colpì molto l'immagine di quest'uomo tranquillo che quasi improvvisamente prende consapevolezza delle sofferenze del suo popolo, fino a diventare un infaticabile difensore dei poveri e degli sfruttati. Mi ricordo il fotogramma del film in cui era stata ricostruita la sua morte sull'altare, mentre consacrava l'eucarestia. Durante il funerale molti fedeli furono uccisi dall'esercito che esplose colpi sulla folla.

Per me Romero è rimasto il simbolo della Chiesa che sta dalla parte giusta, e oggi m'imbatto in un documento della "Congregazione per la dottrina della Fede" che mi fa ripensare a lui.
Questa nota esplicita la posizione della Chiesa ufficiale nei confronti dei testi di Jon Sobrino, un gesuita e teologo salvadoregno aderente alla cosiddetta "Teologia della Liberazione".
Nel 1989 Sobrino è scampato ad un attentato in cui sono rimasti uccisi sei confratelli e la cui responsabilità è addebitata al governo di El Salvador.

So poco delle dispute teologiche e filosofiche, della cristologia e del principio di autorità che sembra ancora valido per la Chiesa, nonostante siano passati alcuni secoli da San Tommaso d'Aquino... Ma questo passo che riporto mi è sembrato così chiaro da non aver bisogno di troppe spiegazioni:

"Sebbene si apprezzi la preoccupazione per i poveri e per gli oppressi...[...]
Il luogo ecclesiale della cristologia non può essere la “Iglesia de los pobres” bensì la Fede apostolica trasmessa attraverso la Chiesa a tutte le generazioni."

Il concetto di "luogo ecclesiale della cristologia" certamente non è adatto a discussioni da bar, o da blog...
Ma il concetto di "sebbene si apprezzi la preoccupazione per i poveri e gli oppressi" è forse più colloquiale e comprensibile anche per me...

Provando a tradurre mi sembra di capire che in fondo Cristo non è nei poveri, ma nella Chiesa intesa come organizzazione.
Spero solo di aver capito male: in fondo non sono un teologo...

Alle superiori pensai che Romero non fosse morto per la Chiesa ufficiale, ma per i poveri.
Spero solo di aver capito bene: in fondo al suo funerale a farsi ammazzare come lui c'erano i poveri, non i teologi.



Il potere, vestito d'umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni.

Fabrizio De André, La Buona Novella
.


postato da: klochov alle ore 21:50 | link | commenti
categorie: religione
sabato, 14 aprile 2007

dubbi umanitari

Nel 1984 l'Etiopia fu colpita da una carestia di proporzioni gigantesche: le persone morivano di fame più del solito e l'occidente se ne accorse all'improvviso grazie ad un documentario di Michael Buerk, e all'operazione di found rising messa in piedi da Bob Geldof con l'iniziativa Band Aid.

La carestia fu presentata al grande pubblico come un evento catastrofico di origini interamente naturali; lo stesso documentario di Buerk indugiava sui corpicini scheletrici dei bimbi e sui paesaggi brulli, ma evitava inquadrature agli aerei militari che passavano e ai lanciarazzi adagiati sulla pianura.

Molti operatori umanitari ritennero che l'opinione pubblica sarebbe stata spaventata e disorientata da troppi riferimenti alla situazione politica del paese, e semplicemente si decise di non farvi riferimento...
In realtà le stesse operazioni di aiuto furono rese difficoltose dal conflitto tra il regime di Mengistu e i ribelli Tigrè nel nord del paese. Ma non se ne parlava.

Il governo Etiope iniziò a sfruttare la propria influenza sulla distribuzione degli aiuti per indurre la popolazione ad abbandonare la regione settentrionale, cercando di spopolare le terre in cui i ribelli trovavano appoggio, anche attraverso trasferimenti forzati.
Le varie organizzazioni umanitarie coinvolte nell'area si trovarono in alcuni casi ad essere impotenti testimoni delle violenze sui civili.
Medici Senza Frontiere decise di protestare pubblicamente, sfidando le ire del regime di Mengistu, che revocò all'organizzazione francese l'autorizzazione a lavorare in Etiopia. MSF, quindi, dovette lasciare il paese.





vauxTony Vaux, ex dirigente di Oxfam, racconta in un libro la sua esperienza di operatore umanitario (L'altruista egoista, EGA editore) e pone il problema del
contrasto tra "diritti umani" e "obiettivi umanitari".
Il problema mi sembra particolarmente interessante e attuale, anche alla luce degli ultimi eventi in Afghanistan e delle vicende che hanno coinvolto Emergency.
In prima battuta i due concetti sembrano non solo conciliabili ma inscindibili: sembra innegabile che i diritti umani rientrino tra gli obiettivi che devono essere perseguiti dalle organizzazioni che si occupano di aiuti.
Il fatto che possano essere considerati - da persone coinvolte in prima linea - come principi latori di interessi contrapposti deve far riflettere sulla complessità degli interventi in zone di conflitto.
L'obbligo morale dell'imparzialità dell'azione umanitaria, la necessità di aiutare tutti "a prescindere" possono scontrarsi con l'esigenza di affermare principi percepiti come fondamentali, e portare avanti un'attività di testimonianza che sia alla base della consapevolezza della comunità internazionale.

E' estremamente difficile, immagino, dover compiere una scelta come quella di MSF in Etiopia o Emergency in Afghanistan, essere coscienti di sottrarre alle popolazioni più bisognose l'aiuto apportato fino a quel momento: come si collocano
imparzialità e testimonianza sui gradini della scala di valori delle ong e degli operatori umanitari come persone?

Non lo so.
E sono molte altre le domande relative agli aiuti internazionali a cui non trovo risposta. Per il momento mi limito a riconoscere l'esistenza di questioni controverse, a rispettare il lavoro di molti e a non dare niente per sconta
to.
postato da: klochov alle ore 01:16 | link | commenti
categorie: libri, africa, diritti umani
giovedì, 05 aprile 2007

adolescenti

"L'america è uno stato adolescenziale. Come un adolescente ha genitori ricchi, non sa nulla di ciò che accade fuori dal cortile di casa, esagera sempre, crede che i vecchi non abbiano niente da dire."
Aleksandr Sokurov
postato da: klochov alle ore 11:37 | link | commenti
categorie: america
domenica, 01 aprile 2007

il tasso e il fine

Alcuni giorni fa ho assistito ad un interessante incontro su Mohammed Yunus e il microcredito, organizzato dall'università e aperto alla cittadinanza.

Il
microcredito è uno strumento che permette di effettuare piccoli o piccolissimi prestiti a persone molto povere, senza chiedere loro alcuna garanzia. Il prestito spesso ammonta a pochi dollari, e la percentuale di restituzione è più alta rispetto a quella che riescono a ottenere le  normali "banche commerciali".

Molti dei presenti all'incontro cercavano una giustificazione per l'alto tasso d'interesse praticato dalla Grameen Bank, confrontandolo forse con quello dei loro mutui ipotecari, e pensando che il modello del microcredito non fosse applicabile nei paesi sviluppati principalmente per questo motivo.
I tassi della Grameen Bank adesso si aggirano intorno al 16% (altre organizzazioni praticano tassi fino al 35%, riuscendo comunque ad aiutare molte persone) ed è giusto ricordare che non viene richiesta alcuna garanzia del prestito.

E' vero che il modello è difficilmente trasportabile nella realtà occidentale.
Ma non credo che questo sia imputabile al livello del tasso d'interesse, quanto alla profonda diversità delle realtà in questione.

Ho pensato al motivo per cui i poveri ricorrono al microcredito: riuscire a comprare materie prime a basso costo per raggiungere l'indipendenza da mercanti e usurai, che li costringerebbero altrimenti a subire uno sfruttamento continuo. Queste persone, spessissimo donne, riescono con pochi dollari a uscire dal circolo vizioso di una vita precaria in balia della prepotenza altrui: si rendono indipendenti nella produzione di oggetti semplici, come cesti di paglia, o nella coltivazione e vendita di ortaggi.
Il fine del prestito è, in ultima analisi,
la produzione e il risparmio.

Dalle nostre parti, invece, sta prendendo sempre più piede una forma di prestito detta "credito al consumo". Il tasso applicato è in genere molto alto (si aggira intorno al 1,5% mensile sul debito residuo, con un tasso annuo effettivo globale (il cosiddetto taeg) che raggiunge il 20%).
Le pubblicità delle carte di credito con restituzione rateale mostrano spesso operai che comprano una bella moto, commesse che realizzano il sogno del matrimonio da favola, e giovani precari che portano a casa un enorme televisore al plasma; non a caso può capitare di notare che volantini e manifesti sono strategicamente numerosi nei pressi di fabbriche e centri commerciali.
Il fine del prestito diventa il consumo.


Il nostro modello di successo non è quello dell'indipendenza e della sicurezza economica nel lungo periodo, ma quello dell'acquisto di beni voluttuari nell'immediato, a prescindere dalla disponibilità economica del momento, dal tasso d'interesse a cui riceviamo il prestito, e dal piano economico personale su cui basare la restituzione.
Mi pare un problema serio.

postato da: klochov alle ore 23:20 | link | commenti
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