Nell'incontro avvenuto ad Aprile tra il Papa e i vescovi del Mozambico, sono state ribadite le priorità pastorali: sostegno concreto alla famiglia e strenua difesa della vita, che si concretizzano nell'impegno a contrastare un progetto di legge del governo mozambicano per legalizzare l’aborto.
Il progetto di legge nasce dalla necessità di porre un freno all'aborto clandestino, che contribuisce in modo drammatico a mantenere nel paese un tasso di mortalità materna tra i più alti al mondo.
In questi giorni l'Arcivescovo della capitale mozambicana, Francisco Chimoio, ha dichiarato alla BBC che due stati europei fornirebbero preservativi infetti dal virus dell'HIV ai paesi africani per diffondere la malattia e sterminare così la popolazione africana...
Quando ho letto la notizia ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad un baratro.
Il pensiero ottimista è che sia un baratro di ignoranza.
Il pensiero pessimista è che sia un baratro di malafede.
Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l'arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Da Repubblica: "La sentenza - ha commentato il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori - appare in netto contrasto con la legge 40 e l'interpretazione della Corte Costituzionale: un giudice non può emettere un giudizio che smentisce la legge e la Consulta".
Trattenendomi a stento dall'utilizzare un linguaggio che molto potrebbe scandalizzare i gonnelloni neri straparlanti, mi limito a dire:
Monsignori, sentite bene:
- l'interpretazione delle Leggi dello Stato Italiano non vi compete.
- il libero convincimento di un magistrato non vi compete. Egli è soggetto solo alla Legge Italiana. Non alla vostra. Se si ritiene che un giudice abbia sbagliato, nel nostro ordinamento, si ricorre in appello. Punto.
- la valutazione delle sentenze dei tribunali italiani non vi compete.
- soprattutto, Monsignori, il corpo delle donne non vi compete.
Quando incontro un autore che si compiace dei giri di parole, delle subordinate intrecciate, delle incidentali ermetiche, e costringe il lettore a operazioni di traduzione dalla sua personalissima lingua contorta, all'italiano corrente...
...in particolare quando il suo scopo dovrebbe essere divulgativo, anche se a livello specialistico...
...in questi casi mi viene alla mente questo passo:
"Per tutta la vita aveva sognato un'originalità sobria, smussata, irriconoscibile all'esterno, nascosta sotto il velo di una forma ovvia e consueta; per tutta la vita aveva mirato all'elaborazione di quel linguaggio semplice e discreto in virtù del quale lettore ed ascoltatore si impadroniscono del contenuto senza accorgersi del modo in cui l'assimilano.
Tutta lavita aveva cercato uno stile inavvertito, che non attirasse l'attenzione, e fu spaventato di constatare quanto fosse ancora lontano da quell'ideale."
(Borís Leonídovič Pasternàk, il Dottor Živago)
E mi rammarico che, invece, ci sia chi si compiace di essere lontano da quell'ideale.
Sul Corriere della Sera un articolo sarcastico commenta le cosiddette "doppie verità della ricerca": ovvero il fatto che un giorno finiscano in prima pagina le doti miracolose del peperoncino, e dopo poco si lanci l'allarme peperoncino-killer della prostata.
L'articolista considera che questo atteggiamento dei ricercatori abbia un effetto "non rassicurante per chi si vede sballottato tra una nuova scoperta e il suo esatto contrario".
Io, che non capisco niente di medicina, biologia, chimica e fisica, ormai da tempo prendo con le molle ogni articolo di quotidiani e giornali generici che sventolano a destra e a manca la scoperta del secolo.
La mia diffidenza, però, non si riferisce tanto ai risultati delle ricerche, quanto a ciò che succede nel viaggio delle informazioni dal laboratorio alle pagine dei giornali.
A riguardo vi invito a leggere questo interessante post di Marco Cattaneo, che ridimensiona la notizia della rilevazione di cocaina nell'aria di Roma, ma soprattutto chiede ai ricercatori un po' di attenzione nel comunicare le notizie ai giornalisti, e la pazienza di spiegare con chiarezza i dati più tecnici.
E ai giornalisti, il buon senso di verificare e capire le notizie che pretendono di dare...
Da parte mia, ritengo che la responsabilità delle contraddizioni sul peperoncino sia non tanto dei ricercatori che con pazienza lo studiano, quanto di quei giornalisti che cercano per forza notizie piccanti...
Non capisco l'imbarazzo dei conduttori di Miss Italia nel chiedere alle concorrenti di mostrare il sedere.
La richiesta dei giurati rispecchia il maschio sentimento italiano che privilegia la rotondità dei fianchi e l'ondeggiare della camminata come massima espressione di bellezza femminile.
Non credo che le ragazze debbano ritenersi umiliate: siano consapevoli che si trovano ad un concorso di bellezza, non di intelligenza. E la bellezza, nell'occhio dell'uomo, passa anche dal sedere.
Mi sembra infinitamente più umiliante chiedere loro di mostrare anche il cervello, oltre a tutto quello che non viene nascosto dal costumino.
In quel contesto, io le preferire mute e sorridenti; invece che tutte tese a dimostrare - con pietose dichiarazioni di velleità professionali ed affermazioni di presunti valori italici - di saper parlare e di essere brave ragazze semplici.
Giusto perché Miss Italia non mi sembra la situazione migliore per dimostrare che le donne hanno anche un cervello.
E' sorprendente come riusciamo a non imparare niente dalla storia.
L'Arabia Saudita ha fatto sapere che tra breve inizierà la costruzione di un muro per delimitare il confine con l'Iraq.
Risale a poco tempo fa il muro realizzato da Israele lungo i confini della Cisgiordania per impedire l'ingresso dei kamikaze a Gerusalemme...
E come dimenticare l'iniziativa americana di erigere un muro per dividere sunniti e sciiti, sempre in Iraq?
Delimitare, impedire, dividere.
Del resto a questo servono i muri.
Ma c'è ancora qualcuno convinto che sia questo, quello di cui c'è bisogno?
«Un gruppo di donne saudite sta portando avanti una battaglia per eliminare la legge che limita agli uomini il diritto di guidare le auto. [...]
Alcune autorità locali hanno già fatto sapere che la domanda verrà bocciata perchè l'abrogazione del divieto porterebbe ad una promiscuità inaccettabile fra uomini e donne»
Già. La mattina alle otto, tutti chiusi nelle proprie scatolette di metallo in ritardo per andare al lavoro, con i finestrini sigillati per non far entrare smog, suoni di clacson e imprecazioni... mentre fuori si brucia di caldo o viene giù il diluvio...
Mi diverte sempre vedere come fanatici e sessuofobi scoprano promiscuità eccitanti in situazioni in cui la gente normale pensa a tutto, meno che al sesso.
Come nella vita, anche sui blog, ci vuol pazienza.
Ad ogni modo, a beneficio di episodici commentatori, ricordo che qui mi attengo - e mi piace che ci si attenga - ad una semplice regola, che esemplifico con un disegnino.