Oggi Silvio Berlusconi incassa una delle varie sentenze di assoluzione che si è accuratamente procacciato con i mezzi più disparati.
Non voglio scendere nel merito dei capi d'imputazione, degli escamotage per allungare i tempi dei processi e delle dichiarazioni di Berlusconi e dei suoi avvocati: voglio solo soffermarmi sulla legge che ha modificato il codice civile in modo che il falso in bilancio sia divenuto così difficile da perseguire.
Il parlamento a maggioranza di centro-sinistra aveva preparato una legge-delega per la riforma del diritto societario, in particolare per la disciplina degli illeciti penali e amministrativi: il governo non era riuscito però ad esercitare la delega e si era insediato il governo di centro-destra.
Con il parlamento a nuova maggioranza, la legge delega fu modificata e il decreto promulgato: le novità principali rispetto al precedente disegno di legge riguardavano la riduzione delle pene e conseguentemente l'abbreviazione dei tempi di prescrizione.
Inoltre fu introdotta una condizione di procedibilità: per le società non quotate è necessario che i danneggiati (soci o amministratori della società) presentino querela di falso in bilancio... fondamentalmente contro loro stessi.
La nuova legge, infine, trasforma il falso in bilancio da reato di pericolo a reato di danno: può sembrare una considerazione di pura dottrina, ma non lo è affatto.
Oltre alle conseguenze pratiche sull'intensità della pena comminabile, c'è un salto di mentalità che porta a ritenere che certi comportamenti fraudolenti da parte degli amministratori non siano gravi di per sé, a prescindere dal risultato, ma solo se si riesce a dimostrare l'esistenza di un danno rilevante.
L'esperienza dei crack Parmalat e Cirio, e il riflesso che hanno avuto sulla credibilità del sistema finanziario italiano, dovrebbero indurre a ritenere la corretta amministrazione delle società come una questione d'interesse pubblico, tutelata da norme efficaci e severe.
Quello che mi spaventa di Berlusconi non sono le sue - più o meno presunte - malefatte, è il fatto che sia disposto a travolgere l'assetto normativo e giudiziario del paese per il suo personalissimo tornaconto.
A settembre la Birmania è improvvisamente arrivata sulle prime pagine dei giornali per la protesta pacifica e fortissima dei monaci tibetani.
Io - cinicamente mio malgrado - ho pensato a quanto fosse effimera la partecipazione emotiva dell'opinione pubblica occidentale, e che presto ci saremo scordati della Birmania e dei suoi monaci.
Al liceo lessi "Intervista con la storia" di Oriana Fallaci. Mi colpì moltissimo l'intervista con Sirimavo Bandaranaike, primo ministro dello Sri Lanka: si svolgeva nel 1971, all'indomani di una rivolta studentesca repressa nel sangue.
Mi colpì per due motivi: perché non dava spiegazioni sui reali motivi della rivolta e perché parlava di una strage enorme di giovani (circa 15.000 morti).
Un paese decimato nella sua gioventù: a me adolescente sembrava l'apoteosi dello scontro generazionale, il simbolo dell'incomprensione: una cosa che - non avendo in apparenza spiegazioni evidenti - sarebbe potuta succedere ovunque.
Era un evento che avrebbe dovuto essere scritto su tutti i libri di storia e nella mente di chi aveva vissuto quei fatti, anche da spettatore occidentale.
Ma sul libro di storia non trovai niente e internet non c'era. Provai con i miei genitori, che ricordavano vagamente qualcosa. Allora chiesi a scuola: al professore di storia e filosofia, a quello di greco e latino. Provai anche con l'insegnante di religione. Tutti avevano ricordi vaghi, nonostante fossero persone sensibili e informate: si limitavano a constatare che quelle erano sempre state zone calde. Arrivai a pensare che la Fallaci, a caldo dalla capitale singalese, stesse esagerando l'entità degli scontri.
Dopo un paio di giorni il professore di storia tornò con le informazioni, effettivamente terribili. Io le riportai agli altri adulti e chiesi come fosse possibile che avessero scordato una tragedia di quelle proporzioni. Mi dissero tutti che di tragedie nel mondo ne succedono tante e con il tempo tutto si dimentica.
Mi sembrò un'enormità: con gli anni ho imparato che purtroppo è anche la verità.
Sono felice che Prodi si sia presentato in Senato, che abbia chiesto la votazione palese per appello nominale.
Volevo proprio vedere Mastella che leggeva una poesia e parlava di emozioni.
Perché, sì: c'era bisogno di sentirlo parlare del vuoto per stamparsi in mente con lucidità che il governo cade perché Mastella è stato colto con le mani nella marmellata.
Il governo Prodi non ha fatto la legge sul conflitto d'interessi, non ha fatto la legge sulle TV, né quella sulle unioni civili, non ha rivisto le peggiori leggi del governo Berlusconi.
Il governo Prodi non ha fatto tutto ciò per non essere troppo di sinistra, per non scontentare gli alleati centristi.
Avrei preferito che fosse caduto su una bella battaglia sui diritti civili, che al discorso di Mastella contro i magistrati avesse risposto con una pernacchia, che alle lamentazioni vaticane per le proteste alla Sapienza avesse ricordato la libertà di manifestazione del pensiero e del dissenso. Almeno qualche soddisfazione ce la saremmo tolta.
Invece cade perché a Mastella fa comodo così, perché la signora Sandra non può più scegliere in libertà i primari delle ASL, perché alla Signora Dini non bastano i soldi... E chissà cos'altro.
Cade perché ha permesso alla mentalità berlusconiana degli interessi personali di comandare nel cosiddetto centro-sinistra.
Cade, e noi aspettiamo con terrore l'inizio della campagna elettorale, ci chiediamo con raccapriccio chi verrà imbarcato a questo viaggio e tremiamo all'idea di trovarci - tra poco - Berlusconi al governo: direi che pensare "io lo sapevo" è una magra consolazione...
All'indomani delle elezioni politiche del 2006 mi capitò di cenare con alcune persone estremamente interessanti e con cui condivido la maggior parte delle opinioni sul mondo.
Tra gli altri, una coppia non italiana la cui conversazione è così piacevole e stimolante da poter essere definita tranquillamente un privilegio.
Parlammo ovviamente della situazione politica in Italia e di fronte alla nostra rassegnazione, ci chiesero perché non fossimo del tutto felici per la vittoria del centro-sinistra.
Forse temevamo di non riuscire a governare per colpa della sinistra radicale?
Eravamo preoccupati per la maggioranza esigua?
Altrimenti qual era il problema?
Il discorso era lungo... I motivi per non essere troppo allegri erano molti. Ma da che parte iniziare?
Si fece carico del duro compito una signora che certo non mancava di argomentazioni. Ma anche lei titubava: "The problem is....... is....... The problem.... you see...."
Poi una pausa di riflessione. Un respiro. "Well: do you know Clemente Mastella?"
Lo stato della legalità in Italia mi fa paura.
Non c'è nemmeno più il tentativo di fare le cose di nascosto: quando vengono fuori le loro malefatte, i potenti non provano a smentire i fatti ma - seguendo l'esempio del riabilitato Craxi - commentano che visto che lo fanno tutti, è ingiusto prendersela proprio con loro.
Salvatore Cuffaro è stato condannato in primo grado a 5 anni di reclusione (aspetto con impazienza il deposito delle motivazioni della sentenza) e ha gioito perché non è stato condannato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, ma per favoreggiamento di singoli uomini d'onore.
Resterà al suo posto di presidente della Regione Sicilia, ricorrerà in appello e poi in Cassazione: da qui a quando la sentenza diventerà irrevocabile, passeranno anni in cui lentamente si distruggeranno il sistema giudiziario e il senso della legalità.
Intanto incassa la solidarietà di Berlusconi e dei partiti di centro-destra.
Se qualcuno avesse scordato chi è Salvatore Cuffaro, detto Totò, consiglio calorosamente la visione di questo video.
Cuffaro, dice il boss Guttadauro , è "una persona normale", un "cristiano emotivo", uno con cui mettersi d'accordo.
Che saranno mai la mafia, la corruzione, la concussione, il favoreggiamento?
Sono cose che fanno tutti, cose di poco conto, naturali quando ti trovi in una posizione di potere.
E a me questa mentalità dominante fa tanta paura.
Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.
Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
(F.De André, Sogno numero due)
Premesso che i motivi di crisi della laicità dello stato in Italia sono ben altri rispetto ad una visita papale alla Sapienza...

Sapete la frase di Voltaire che anche i quindicenni scrivono sui loro diari? "Mi batterò fino alla morte perchè tu possa dire il contrario di quel che penso"
Ecco, io non ne posso più di sentirla o leggerla ovunque in tutte le sue varianti: anche perché, nove su dieci, non c'entra niente.
Infatti, ormai anche L'Osservatore Romano apre così gli articoli di fondo in difesa del pontefice censurato.
Non bastano Radio Maria, L'Osservatore Romano, L'Avvenire, i ripetuti spazi ad ogni telegiornale di Rai, Mediaset e La 7, i programmi di catechesi del sabato pomeriggio, la messa in diretta sulla TV pubblica, e uno stuolo di politici e giornalisti che amplificano anche gli starnuti...
...gli studenti che protestano e i 67 docenti firmatari dell'appello al rettore avrebbero dovuto starsene buoni e soprattutto zitti, in casa loro.
Già perché l'università è casa loro: dei docenti e degli studenti, che dovrebbero essere liberi di dire quello che pensano, anche senza battersi fino alla morte. Non è casa dei politici, né dei chierici.
Ma propongo un gemellaggio: se al primo Angelus del 2009 vedrò affacciarsi al finestrone di Piazza San Pietro il presidente dell'UAAR per inaugurare l'Annus Domini, scriverò personalmente al Rettore della Sapienza per chiedere che sia il Papa a tenere la prolusione del 2009.
Se a qualcuno fosse venuto in mente che possa esistere uno schieramento politico immune dalla presenza di idioti, il consiglio del VII Municipio di Roma offre prontamente una dimostrazione del contrario.
Alcuni genitori si sarebbero lamentati dell'eccessiva vivacità di alcuni bambini rom, che avevano portato a litigi sullo scuolabus con i loro preziosi pargoli d'italica stirpe.
Un consigliere di Rifondazione, quindi, ha proposto una mozione per la realizzazione di scuolabus separati per bambini rom: mozione votata e approvata da Rifondazione, consiglieri di centro destra e due esponenti di Sinistra Democratica.
Il compagno Lucio Conte potrebbe giustificarsi dicendoci di avere una fabbrica di pullman sull'orlo del fallimento, e di aver tentato di piazzarne uno in più al suo municipio. Oppure di aver bevuto troppo prima della seduta del consiglio.
Temo invece che la giustificazione stia nell'onda lunga della caccia alle streghe di qualche mese fa, e che Veltroni arrivi un po' in ritardo a scandalizzarsi se ne suoi municipi c'è qualcuno che si dimostra più realista del re...
PS: quando andavo alle elementari c'era sull'autobus un certo Giacomino, figlio di un falegname, che picchiava tutti senza motivo apparente: me li ricordo ancora, i pugnetti di Giacomino. Ad averci pensato prima, avrei fatto chiedere ai miei genitori un autobus separato per i figli di falegname.
Partendo dal resoconto che ne fa Repubblica, vado a leggere un articolo sul sito di Movimento per la Giustizia relativo all'ultimo concorso per uditore giudiziario.
Della articolata riflessione proposta dall'autore (Matteo Frasca della Corte d'appello di Palermo) un solo aspetto è stato portato all'attenzione dell'opinione pubblica: il livello di preparazione dei candidati, non solo dal punto di vista giuridico ma anche linguistico, grammaticale e sintattico...
Sono osservazioni gravi, che mi sento di condividere appieno: pochi giorni fa mi è toccato leggere "delega ha risquotere" scritto di pugno da uno studente universitario di 24 anni. (Questa duplice bestialità, su di me, ha l'effetto delle unghie sulla lavagna).
E' vero: il livello della preparazione si sta abbassando, e in questa sede non ho voglia di riproporre il solito dibattito su colpe e responsabilità: la scuola, i genitori, la società...
Frasca nel suo articolo fa altre considerazioni che si prestano meno alla chiacchiera da quotidiano nazionale, ma che dovrebbero essere all'attenzione di tutti, visto che la funzione giudiziaria è uno dei cardini della nostra democrazia e la qualità degli uomini (e delle donne) chiamati ad esercitarla non è così irrilevante.
Ripropongo quindi un altro problema: il corso di laurea in giurisprudenza adesso ha una durata di cinque anni. Dopo la laurea, lo studente che voglia perseguire la carriera di magistrato si iscriverà alla scuola di specializzazione (della durata di due anni) e in seguito dovrà mettersi l'animo in pace ed aspettare il bando di concorso, lo svolgimento, poi la correzione dei compiti, ecc.
L'immissione in ruolo, in media avviene ad un'età piuttosto avanzata.
Chi può permettersi di aspettare tutto questo tempo per ottenere un primo stipendio? Generalmente solo chi ha alle spalle una famiglia che può sostenerlo fino quasi a trent'anni.
Per non parlare di chi invece è costretto a lavorare nel periodo degli studi: rallentando ulteriormente i tempi, difficilmente potrà accedere ad una preparazione sufficientemente approfondita da affrontare il concorso.
Gli studenti più brillanti, inoltre, saranno attratti da percorsi più immediatamente remunerativi e, visto il rispetto di cui godono oggi i magistrati nella società, anche di maggior prestigio.
Temo che queste considerazioni non valgano solo per i giovani laureati in giurisprudenza, ma in generale per chi si trova di fronte ad alternative simili: ad esempio chi deve scegliere tra la ricerca - nella continua incertezza professionale, il basso stipendio e le scarse prospettive - e carriere più rapide in azienda.
Io ho l'impressione che, con questo sistema, rischiamo di perderci molti dei migliori.