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lunedì, 30 giugno 2008

danni all'immagine

Un sabato mattina di due anni fa, alla Umbria Olii morirono 4 operai in un'esplosione.
Le quattro vittime erano il titolare e i dipendenti di una piccola impresa che stava eseguendo, in appalto, la costruzione di alcune parti di una struttura.

Stavano lavorando intorno ad un silos che era pieno di gas esplosivi: accesero una macchina saldatrice che non dovevano utilizzare e saltò in aria tutto, compresi loro. Il bilancio fu pesantissimo: 4 morti, 1 ferito, danni enormi all'azienda e alle strutture vicine.

Oggi leggo che la Umbria Olii ha presentato una richiesta di risarcimento ai familiari delle vittime e al quinto operaio superstite, stimando i danni in Euro 35.316.456,66. La colpa sarebbe degli operai e della loro imperizia causata da "stanchezza e fretta, visto che era sabato".

Alla fine dell'articolo che ho linkato potete leggere il commento di uno degli avvocati dei familiari delle vittime alla linea assunta dalla difesa della Umbria Olii: parla di "
azione irrituale e comunque infondata", considerazioni da condividere in pieno per quanto mi riguarda, con esito della lite auspicabilmente prevedibile.

Leggendo l'atto di citazione vedo che gli avvocati della Umbria Olii, tra l'altro, chiedono alle mogli e ai figli delle vittime anche 2 milioni di Euro per "i danni creati all'immagine dell'azienda".

Chissà se il padrone della Umbria Olii si è chiesto quanti danni d'immagine avrebbe creato questo semplicissimo atto di citazione rimbalzato sulle pagine di tutti i giornali, e che tornerà a fare notizia al momento della sentenza...

Per l'esplosione è abbastanza ovvio che si tratta di un tragico incidente di cui la magistratura dovrà accuratamente individuare le responsabilità.
 
Ma sulla richiesta di 35.316.456,66 Euro a vedove e orfani, anche se realisticamente l'ha concepita l'avvocato, ci sta la firma del titolare dell'impresa e spero che sia consapevole che sarà lui a metterci la faccia, e l'azienda a impegnare il nome. Se questa la ritiene una buona pubblicità...
postato da: klochov alle ore 23:37 | link | commenti (5)
categorie: politica, lavoro
domenica, 29 giugno 2008

Veltroni e Habermas

Per colpa di astime ho letto questa lettera di Veltroni al direttore della Stampa. Tuttavia in una domenica così uggiosa, non riesco a sforzarmi tanto da elaborare una qualche risposta al segretario del PD: anche perché ormai credo non ne valga più la pena.

Ma tutto questo riempirsi la bocca di citazioni di Habermas, come esempio di ateismo del "ma anche", mi porta alla mente un libro che, con buona volontà, avevo letto all'inizio dell'anno.

Il mio commento di certo non vale molto, quindi in questa occasione propongo volentieri una risposta ben più articolata, di cui riporto un brano ma che vi invito a leggere per intero: Le tentazioni della fede (undici tesi contro Habermas) di Paolo Flores D'Arcais.
E tuttavia, Habermas insiste sulla presunta persecuzione dei credenti: «Gli oneri della tolleranza non sono ripartiti simmetricamente fra credenti e non credenti, come dimostrano le norme più o meno liberali sull’aborto» (p. 17). Ma è vero il contrario. Ogni legge occidentale sull’aborto, anche ispirata al più abominevole (per un credente) permissivismo non costringe nessuna donna. Mai. La lascia libera di scegliere. È invece Ratzinger che vuole imporre alla donna non credente, o di altra religione, un divieto penalmente sanzionato.

Ancora più evidente l’asimmetria – di segno opposto a quella lamentata da Habermas – se dall’aborto passiamo all’eutanasia. In questo caso non c’è neppure l’alibi di una seconda «persona» (il feto), i cui diritti andrebbero tutelati. Nel suicidio assistito (questa è l’eutanasia, non certo l’eutanasia nazista, omicidio di non-consenzienti, tirata in ballo dalla Chiesa per indecente contraffazione polemica) c’è solo il diritto di un condannato a morte terminale (e innocente) di abbreviare la tortura (e il diritto a una esecuzione non preceduta da tortura viene riconosciuto, nei paesi dove la pena capitale è ancora in vigore, anche ai peggiori criminali!).

Insomma, e sempre: la presunta «asimmetria» laica lascia liberi i cittadini credenti di utilizzare o meno un diritto. L’imposizione del punto di vista credente attraverso la legge costringe invece il non credente, cui è precluso di fare tutto ciò che il papa ritiene «peccato», pena la galera.


Cosa vuol dire , allora, che «uno Stato non può imporre ai cittadini cui garantisce la libertà religiosa alcun obbligo inconciliabile con la loro vita di credenti» perché questo significherebbe «chiedere loro l’impossibile» (p. 29)? Che non può chiedere loro di praticare obbligatoriamente l’aborto (l’eutanasia, la contraccezione eccetera) o che non può chiedere loro di rinunciare a imporre agli altri (diversamente credenti o atei), con la forza del braccio secolare, il proprio stile di vita, anche quando fossero maggioranza schiacciante?
Ecco, se lo leggete tutto, penso converrete con me che possa servire da risposta anche a Veltroni.
postato da: klochov alle ore 17:10 | link | commenti (5)
categorie: politica, religione
sabato, 28 giugno 2008

informazione intermittente sul lavoro

Sacconi è uomo di parola: l'aveva detto e l'ha fatto.

Aveva detto che avrebbe eliminato la procedura telematica per la presentazione delle dimissioni volontarie, e l'ha fatto. Sotto la voce "semplificazioni", è ovvio. Vorrei far notare che la procedura (gratuita) era interamente a carico del lavoratore dimissionario, ovvero della stessa persona a beneficio della quale era stata prevista la norma.

Aveva detto che avrebbe reintrodotto il lavoro intermittente e l'ha fatto. Tra l'altro sempre sotto la voce "semplificazioni": a me sfugge dove sia la semplificazione nella meccanica reintroduzione di norme abrogate sei mesi fa.

Il lavoro intermittente, peraltro, non aveva riscosso nemmeno un grande successo tra le imprese, forse perché tutto sommato la sua disciplina non era tanto semplice, né ben fatta. Basta guardare un documento
di confindustria che riportava i risultati di un'indagine svolta tra gli imprenditori all'indomani dell'introduzione di queste forme contrattuali.

E allora, perché Sacconi l'ha voluta nuovamente nel nostro ordinamento?
Lui dice "per
regolarizzare gli spezzoni lavorativi nei servizi come la ristorazione". Già, forse perché le piccole imprese agroalimentari erano tra le poche ad aver introdotto la possibilità di farvi ricorso.

Il lavoro intermittente funziona così: il datore di lavoro chiama il dipendente solo quando ne ha bisogno. Nei periodi che possono essere anche lunghi in cui il lavoratore sta a casa ad aspettare la chiamata, gli corrisponde solo una piccola indennità.

La ciliegina sulla torta di quel contratto, secondo me, sta nel fatto che se il lavoratore "disponibile" si ammala mentre sta aspettando la chiamata, deve avvertire il datore di lavoro, che a sua volta provvederà... a sospendere il pagamento dell'indennità finché dura la malattia.
Se non comunica l'indisposizione in anticipo sulla chiamata, il lavoratore perderà - per punizione - 15 giorni di indennità, anche se è stato malato solo un giorno. (Art.36 comma 4, 5 e 6 D.Lgs.276/2003)

Così è se vi pare. Ma non ne parlano in giro. O forse il caldo mi distrae e non me ne accorgo...

Ah, peraltro: qualcuno si ricorda chi è il ministro del welfare del PD ombra?
Qualcuno sa dirmi di cosa si stia occupando al momento?
postato da: klochov alle ore 10:47 | link | commenti (5)
categorie: politica, lavoro, informazione
giovedì, 26 giugno 2008

emma e maria laura

Mi sfugge quale sia stata la reazione dei giornali cartacei alla notizia di Emma Bonino innamorata. Di certo almeno sui giornali on line, le smentite sono state abbastanza sintetiche.

Salvo un piccolo gioiellino di giornalismo di Maria Laura Rodotà sul Corriere della Sera dal meraviglioso titolo "Cara Emma, così non va: con l'amore non si scherza".

La Rodotà lamenta il tradimento della Bonino ai danni delle sue stesse sostenitrici. Proterva, la definisce. Ci dice che"finisce per inimicarsi il gruppo sociale che da sempre l'ha apprezzata e sostenuta, le femmine insomma (anche le più forti rimangono male se illuse, specie da altre femmine)".

Ma menomale che c'è la Rodotà ad avere stima del pubblico femminile e delle donne radicali.

Inoltre osserva che la Bonino "Ha bistrattato la cronista, il rotocalco, il pubblico", e che è stata ingenua a non capire che "Diva e Donna, come argomenti e pubblico, è testata assai diversa dall'Economist".

Ma forse alla Rodotà è sfuggito che oltre a lamentarsi del fatto che Diva e Donna è partita da un articolo sulla Fao per chiederle dei suoi fidanzati, la Bonino si preoccupa principalmente del fatto che "su questo i quotidiani scrivono, importanti firme imbastiscono ragionamenti sociologici, fanno grandi ricerche d'archivio, mi telefonano."

Voglio pensare che sia in buona fede, la Rodotà, a non essersi accorta che la critica principale della Bonino non va ai rotocalchi, ma proprio a quei giornali come il Corriere, che si atteggiano a grande testata. Ma magari è ingenua pure lei.

Forse non legge la versione on line del giornale per cui scrive, altrimenti noterebbe il quotidiano pullulare pornografico di veline, calciatori, politici al mare, concorsi di bellezza, calendari e gossip vipparolo che invade sempre di più la prima pagina.

La famosa colonna di destra, ovvero quella delle puttanate (passatemi il termine, ma è il più adatto), sul Corriere ha ormai assunto quasi la stessa larghezza delle notizie normali. Anzi, se sommato alla colonna "pubblicità e giochi", la supera alla grande.

Infine la Rodotà aggiunge che la Bonino con le sue dichiarazioni "stavolta ha fatto sentire stupide proprio quelle che tifavano per lei". Vorrei sentire un coro di donne radicali che le rispondono "Cara Maria Laura, parla per te".
postato da: klochov alle ore 13:13 | link | commenti (7)
categorie: politica, costume, informazione
mercoledì, 25 giugno 2008

reati meno gravi

Come sapete il famoso emendamento per la sospensione dei processi incluso nel pacchetto sicurezza sospende i processi in cui si procede per reati che sono puniti massimo con 10 anni di reclusione.
La ratio della norma, a detta del Presidente del Consiglio è dare "una risposta forte per i reati più gravi e più recenti".

Tra i reati meno gravi il popolo delle libertà e l'Italia tutta sono lieti di salutare:

Sequestro di persona
Estorsione
Rapina
Furto in appartamento e furto con strappo
Stupro e violenza sessuale
Aborto clandestino
Sfruttamento della prostituzione
Usura
Violenza privata
Intercettazioni illecite (ma ma... non era un problema urgentissimo??)
Detenzione di materiale pedo-pornografico
Porto e detenzione abusiva di armi anche clandestine
Immigrazione clandestina (secondo la precedente normativa)
Omicidio colposo per colpa medica (al S.Rita festeggiano)
Omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale
Maltrattamenti in famiglia
Incendio e incendio boschivo (verso agosto ne riparliamo)
Molestie
Traffico di rifiuti (Eh, be'..)
Adulterazione di sostanze alimentari
Somministrazione di medicinali pericolosi
Circonvenzione di incapaci

Poi ovviamente ci sono tutti i reati di frode fiscale, corruzione in atti giudiziari, bancarotta fraudolenta, ma - si sa - questi sono reati perseguiti solo dalle toghe rosse, quindi è bene che i processi vengano sospesi in attesa di depenalizzarli del tutto.

Gente, tra cento metri c'è il baratro e il popolo italiano è un idiota bendato che ci si sta lanciando contro. Guardate, inizio ad essere favorevole ad una norma ad Berlusconem, che lo metta al riparo da qualsiasi processo: almeno smette di massacrare l'intero sistema giudiziario!

PS: Si ringrazia il sempre ottimo Pancho Pardi per avermi facilitato il lavoro con il suo post su Micromega.

Update. In seguito ad un'osservazione, devo precisare: al processo per i medici del S.Rita (ai quali non so nemmeno se sia stato contestato proprio quel reato) ovviamente la sospensione non si applica. Come non si applicherà ai "futuri piromani" di quest'estate o ai processi che inizieranno per traffico di rifiuti, dal momento che la sospensione vale per i "processi relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002".
Tuttavia la portata devastante sta anche nell'annichilimento di quella funzione preventiva svolta dalla certezza del giudizio e della pena.
Potranno gioire, quindi, tutti coloro che hanno interesse nel procrastinare la conclusione dei processi: in genere non sono né le vittime, né gli innocenti...
postato da: klochov alle ore 10:45 | link | commenti (3)
categorie: politica, giustizia
lunedì, 23 giugno 2008

the power to be different


Senza cattive intenzioni nei confronti del Tibet, sia chiaro.

Tuttavia questa pubblicità (oltretutto di un prodotto di lusso) mi sembra di una paraculaggine estrema.

Ve lo immaginate Richard Gere che prende la sua macchinona e da Hollywood va in Sudan? Sì, vabbè, c'è una crisi umanitaria, ma quelli sono neri e si ammazzano tra loro. Inoltre c'è un sacco di siccità e la macchina mica ti arriva lucida in quel modo.

Il Tibet invece è in montagna e ci sono i bambini monaci: fa chic, soprattutto per il contrasto cromatico neve - porpora della tonaca. Ora il popolo tibetano va di gran moda. Qualcuno vada a suggerire agli altri popoli di aumentare il loro appeal, e magari la pubblicità di un prodotto dietetico se l'aggiudica il Darfur.

PS: e poi sull'indipendenza, si sa, noi occidentali siamo così: Cecenia no, Tibet sì, Irlanda del nord no, Kosovo sì, Paesi baschi no. Sul Kurdistan invece aspettiamo di capire come fare per il petrolio.
postato da: klochov alle ore 23:52 | link | commenti (7)
categorie: politica, africa, diritti umani, oriente
domenica, 22 giugno 2008

che fretta c'è?

bilancia"Sai? quel bambino ha un anno meno di me, però è nella mia stessa classe!"

"Perché ha iniziato prima la scuola. Quanti altri bambini in classe tua sono più piccoli?"

"Un altro solo: che ha quasi due anni meno di noi! Secondo me hanno fatto male a iniziare prima!"

"E perché?"

"Perché hanno perso un'estate di gioco. E invece che ci hanno guadagnato?"

"Vabbe', dai: poi finiranno di studiare un anno prima!"


"E allora? Che fretta c'è?"

"Così potranno iniziare a lavorare prima."

"..."

Mi fermo un attimo, rifletto, la guardo mentre sorride con gli occhi sgranati e aspetta una spiegazione più valida.
Immagino una bilancia a due bracci: sui piatti un'estate di gioco e un anno di lavoro.
Mi guardo nel passato e mi chiedo cos'è che ci opprime tanto, da non riuscire a capire cosa vale di più. Concludo che le ho dato la risposta sbagliata.

Alla fine rispondo "Hai ragione"
postato da: klochov alle ore 20:43 | link | commenti (5)
categorie: io
venerdì, 20 giugno 2008

dimissioni volontarie: liberare il lavoro

La signorina Maria, giovane e carina, viene assunta dalla cartoleria Rossi per fare la cassiera.

Il signor Rossi è sicuro che Maria sia un'ottima ragazza, e comunque se dovesse trovarla a rubare dalla cassa o se il lavoro diminuisse tanto da non aver più bisogno di lei, potrebbe licenziarla tranquillamente.

Tuttavia, dato che ora ha il suo posticino di lavoro, la ragazza potrebbe decidere di sposarsi e magari tra un paio d'anni di avere un bambino. A quel punto inizieranno i problemi: la gravidanza, i mesi di aspettativa, e poi Maria qualche volta dovrà restare a casa se il bambino prenderà l'influenza.

Allora il signor Rossi dirà: "Senti Maria, lo so che sei una brava figliola, ma sai come vanno queste cose... non ce ne sarà sicuramente bisogno, però prima di firmare il contrattino con cui ti assumo, firma questa letterina di dimissioni."

"Ma come?! Mi fa licenziare prima di assumermi?"

"Ma nooo, figurati! Però sai: se ci fossero dei problemi... insomma, io mi fido di te, ma non si sa mai. Bisogna che la firmi, cara, altrimenti io non sto tranquillo e non ti posso assumere: mi capisci, no?"

"Capisco, ma lo sa che io sono una ragazza onesta! E poi la lettera di dimissioni avrà la stessa data del contratto di lavoro??"

"Ma no, sciocchina! La data non ce la mettiamo. Ce la aggiungeremo eventualmente dopo".

E Maria, che ha bisogno di un lavoro, firmerà prima la lettera di dimissioni e poi il contratto di lavoro.

---

La storiella appena raccontata è un esempio di lettera di dimissione in bianco.

Dal 15 Marzo il governo di centro-sinistra ha introdotto una nuova disciplina per le dimissioni volontarie: i lavoratori dipendenti per licenziarsi devono compilare un modulo che possono scaricare dal sito del ministero o avvalersi di un centro di assistenza abilitato.

Il sistema rilascia un modulo protocollato che riporta una data, registrata ovviamente anche negli archivi del ministero. Le dimissioni volontarie in carta libera, non sono più valide.

Il sistema aveva lo scopo di rendere carta straccia la lettera in bianco firmata dalla signorina Maria.

Ieri il ministro Sacconi ha presentato il suo progetto di riforma, che si chiama Liberare il lavoro. Tra le novità rubricate come "semplificazioni" leggo: abrogazione dell’obbligo delle dimissioni volontarie su modulo del Ministero del Lavoro.

Se il signor Rossi il 15 marzo non aveva gettato via con stizza la lettera di Maria divenuta inutile,
tra un po' potrà usarla davvero: lei, tutta felice, ha saputo che aspetta un bambino e si sposerà in gran fretta con il fidanzato di sempre.
Chissà se ricorda quella lettera che aveva firmato 3 anni fa...

Update:
l'ha promesso e l'ha fatto.
postato da: klochov alle ore 23:08 | link | commenti (13)
categorie: politica, lavoro
mercoledì, 18 giugno 2008

Stimatissimo Presidente Berlusconi,

 come lei ha appreso dai suoi legali, una delle previsioni legislative del cosiddetto "decreto sicurezza" sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di Lei per fini di lotta politica.

 Siamo costernati per l'imbarazzo che questa incresciosa situazione ha potuto provocarLe, ma ci rallegriamo del fatto che Lei potrà fugare i reiterati e vergognosi sospetti di certa sinistra stalinista che La accusa di imporre leggi ad personam al Paese.

 Con certa competenza giuridico-normativa i relatori Berselli e Vizzini hanno introdotto nell'emendamento relativo alla sospensione dei processi, la possibilità per l'imputato di chiedere la non sospensione del procedimento (art.2-bis comma 8)

 Noi, Presidente, che ben conosciamo il suo spirito di abnegazione e sacrificio, comprendiamo che stoicamente potrebbe scegliere di non ricorrere a questa possibilità per non intralciare gli altri porcedimenti cui il governo ha inteso dare priorità.

 Tuttavia, ritenendo che sia di primaria importanza smascherare la trama ordita dalle toghe rosse a danno dell'immagine Sua e del potere esecutivo tutto, La esortiamo a chiedere al al Presidente del tribunale di non sospendere il processo che ha in corso: a quel punto spetterà solo a lui la scelta di accordarle o meno una rapida conclusione della vicenda che possa lavare ogni macchia dalla Sua reputazione.

 In questo modo potrà anche respingere al mittente le accuse della sinistra che La vuole meschinamente indaffarata a produrre leggi pro domo sua.

 Dimostri la Sua superiorità, Presidente, dimostri di essere al di sopra di ogni dubbio!

 Firmato: quelli uguali di fronte alla legge.

Update:
"Non esiste una norma salva-premier. Ho indignazione di questo e dirò ai miei legali che io non voglio approfittare di questa norma perchè voglio allontanare qualunque sospetto. Questa è una norma salva-tutti".
Bravo Silvio! Ottima dichiarazione. Ora aspettiamo con impazienza la conclusione del processo!
postato da: klochov alle ore 20:17 | link | commenti (11)
categorie: politica, giustizia, informazione
martedì, 17 giugno 2008

en passant

Silvio Berlusconi, lettera al presidente del Senato:
Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale.
Corte costituzionale, Sentenza 24 del 20 Gennaio 2004,
[...] dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 2, della legge 20 giugno 2003, n.140 (Disposizioni per l’attuazione dell’art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato);
dichiara, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, commi 1 e 3, della predetta legge n. 140 del 2003.
(non ho resistito, doveva restar memoria anche qui sopra)
postato da: klochov alle ore 20:09 | link | commenti (8)
categorie: politica, giustizia, informazione