Visto che ultimamente si parla abbastanza della disciplina cui sarebbero sottoposti i blog, e sono arrivate varie proposte di regolamentazione, da una parte e dall'altra, offro un piccolo chiarimento sulla situazione attuale.
Il disclaimer che molti inseriscono - e che recita più o meno così "Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge 62/2001" - non serve a niente.
O meglio, è utile più o meno come un bigliettino lasciato sull'automobile in doppia fila con la scritta: "quest'auto non è in divieto di sosta". Se pensate che possa convincere il vigile a non farvi la multa...
Se il vostro blog parla delle vacanze, di problemi d'amore, dei libri che vi piacciono o dello stato della vostra colite, non vi dovete preoccupare: difficilmente qualcuno potrà ritenere che sia "destinato alla diffusione di informazioni presso il pubblico".
Se invece parla di attualità, politica, notizie e ha una qualsiasi periodicità anche non troppo regolare (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale), allora il vostro messaggino non sarebbe certo sufficiente a convincere un giudice della non applicabilità di una sanzione al vostro caso.
Il precedente esiste, e sebbene questo non significhi assolutamente che eventuali giudizi successivi interpreteranno la L.62/2001 allo stesso modo, è comunque indicativo di una possibilità offerta dall'attuale disciplina. Un paio di punti della famosa sentenza che ha riguardato Carlo Ruta sono particolarmente interessanti:
In particolare, le testate telematiche da registrare [...] sono quelle pubblicate con periodicità [...] e caratterizzate dalla raccolta, dal commento e dall’elaborazione critica di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale, dalla finalità di sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di fatti di cronaca e, comunque, di tematiche socialmente meritevoli di essere rese note.
Si aggiunga che proprio la pubblicazione di una pagina web rappresenta la forma più efficace e potenzialmente più insidiosa di diffusione di una notizia, dato o informazione, giacché tale “luogo” virtuale può essere visitato non solo da colui che è specificamente e direttamente interessato a conoscere una certa notizia, ma può essere visitato anche da soggetti che, inserendo uno o più termini in un motore di ricerca, vengono indirizzati al sito in oggetto.
In ultimo va chiarito che non assume rilevanza, al fine di escludere la penale responsabilità dell’imputato, l’affermazione resa dallo stesso in sede di spontanee dichiarazioni, secondo cui il prodotto dallo stesso pubblicato non fosse un quotidiano, ma semplicemente un “blog” inteso come diario di informazione civile.
Al riguardo giova innanzitutto evidenziare che il “blog” è principalmente uno strumento di comunicazione ove chiunque può scrivere ciò che vuole e come tale può anche essere usato per pubblicare un giornale.
Pertanto diverso può essere l’uso che si fa del blog nel senso che lo si può utilizzare semplicemente come strumento di comunicazione ove tutti indistintamente possono esprimere le proprie opinioni sui i più svariati argomenti ed in tal caso non ricorre certamente l’obbligo di registrazione, ovvero come strumento tramite il quale fare informazione.
Quella sottile linea di confine tra la semplice comunicazione e l'informazione... Quanti di voi, disclaimer a parte, si sono augurati di averla superata, a tutto vantaggio dei propri lettori?
Sì, c'è molto bisogno di rivedere la regolamentazione della materia.
L'altra sera in un attimo di convivialità e ottimismo, con stato d'animo particolarmente bendisposto e facilmente influenzabile, ho seriamente pensato che forse il PD... magari con D'Alema...
Naaaaaaaaaaaaaaa.
Da un po' di tempo ho smesso di scandalizzarmi per le dichiarazioni della Chiesa e di esponenti del mondo politico ad essa vicini. Ad esempio ho appena letto la notizia della nuova pronuncia della Cassazione sul caso Englaro e sento già il gracchiare delle solite voci che vanno da Volonté a Eugenia Roccella, da Bagnasco a Scaraffìa, da un portavoce di Forza Italia a qualche vescovo delle seconde file.
Non mi stupirò di niente di ciò che verrà detto, perché me lo aspetto.
Piuttosto mi meraviglio della sorpresa e dello scandalo con cui talvolta vengono accolte le uscite di questi personaggi che invece si comportano in piena coerenza con le loro scelte e precedenti affermazioni.
Ad esempio, che nel PD ci si stupisca della posizione di Paola Binetti sugli omosessuali mi pare un po' bizzarro: la Binetti non fa mistero di far parte, in qualità di numeraria, dell'Opus Dei, prelatura personale della chiesa cattolica.
I numerari, per chi non lo sapesse, sono laici che chiedono di "appartenere" all'Opera, facendo voto di obbedienza, povertà e castità.
L'aspetto più eclatante che accomuna i numerari è indubbiamente quello della mortificazione corporale: l'Opus Dei, in risposta alle critiche sollevate da un interessante libro di Pinotti, così le giustifica sul sito ufficiale: "Il cilicio e le discipline sono usate con gioia e in piena libertà da alcuni fedeli della prelatura come parte del patrimonio ascetico della Chiesa e della tradizione cristiana. Questi umili strumenti di penitenza, che hanno poco a che vedere con la loro fantasiosa presentazione e che non causano nessun male alla salute, sono stati usati dalla maggior parte dei santi."
Personalmente ritengo che gli aspetti più interessanti siano altri, in particolare l'obbedienza. Per come è strutturata l'organizzazione, se si dà ascolto alle testimonianze di molti ex-numerari, l'obbedienza implica una totale confidenza unidirezionale con i propri superiori, la scarsa o nulla indipendenza e autonomia di scelta nella propria vita lavorativa oltre che personale e spirituale.
Ogni passo della vita personale e professionale dei numerari viene programmato in ragione del compimento dell'Opera di Dio. Escrivà, in fondatore dell'Opus Dei, scriveva: Il significato di ogni nostra persona divverà chiaro se messo in raffronto alla realtà totale dell'Opus Dei [...] noi diamo ai nostri superiori la completa libertà di disporre di noi nella maniera più utile all'Opera" (F.Pinotti, op.cit., pag.224)
Mi preoccupa proprio questa obbedienza totale ed esclusiva ad un'organizzazione estranea al proprio datore di lavoro, partito, mandato elettorale e anche all'etica professionale.
Date queste premesse, poco m'interessano le posizioni della Binetti, che so coincidere per definizione con quelle dell'Opus Dei, e poco mi interessa di come Veltroni possa conciliare "le varie anime del PD".
Quello su cui dovremmo riflettere è a quale scopo l'Opus Dei ritenga utile mantenere la presenza di un proprio numerario all'interno del PD...
A febbraio scrivevo: "Sapete qual è la cosa che veramente ci è mancata nei due (quasi) anni di governo di centro-sinistra? Quello che ci avrebbe tirato su il morale? Una cosa che, siamo certi, se dovesse vincere le elezioni, Berlusconi non ci farà mancare: le figure di merda all'estero."
Seguiva elenco.
E comunque Berlusconi non è cattivo, è che lo disegnano così.
...una buona notizia.
In tutto questo bailamme di proteste e perentorie affermazioni, la grande assente sulla scena è la riforma della scuola e dell'università.
Immagino che tutti più o meno abbiano dato un'occhiata al famigerato "decreto Gelmini", o almeno ad una sua sintesi. Io l'ho fatto e non è che mi sembri particolarmente scandaloso: il grembiulino, il voto in condotta, l'educazione civica e i voti espressi in decimi. Dov'è che vedete un problema serio?
C'è il maestro unico per le scuole elementari - è vero - ma anche lì basta leggere la premessa dell'art.4 che lo istituisce: "Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.212..."
Insomma, a parte la piccola operazione di restyling di sapore un po' retro, Maria Stella Gelmini si è limitata a mandare a casa un po' di maestre, ma non perché ce l'abbia personalmente con loro: l'iniziativa è stata presa con il Decreto Legge 212/2008, già convertito nella altrettanto famigerata Legge133/2008, che disponeva una "razionalizzazione delle risorse umane e strumentali", in particolare la "rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria", nonché la "revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA".
A tratti ho paura di non aver compreso di cosa parlano PD e IDV quando invocano il referendum per abrogare il DL 137. Dico io: il PD ignora il referendum sul Lodo Alfano, e adesso se la prende con quello scialbo decreto della Gelmini?
Diverso sarebbe stato se avessero dato battaglia a giugno, quando Tremonti ha varato la manovrina. O al massimo ad agosto, quando è diventata legge, e i tagli alla scuola, alla ricerca e all'università erano ben chiari.
Dall'altra parte rispondono che le proteste contro i povvedimenti di Tremonti e Gelmini fanno il gioco dei baroni universitari e di chi non vuole che l'università dei privilegi cambi. Capisco che debba essere dura difendere una semplice riduzione di finanziamenti, ma da qui a chiamarla "riforma" ce ne vuole. Tantopiù che gli unici a non essere toccati dagli interventi in materia, sono proprio gli ordinari con una posizione consolidata.
Nel complesso, uno scenario desolante.