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mercoledì, 31 dicembre 2008

tempo reale / 2008

Il 2008 lo ricorderò, tra le altre cose, come un anno in cui per molti motivi ho lasciato cadere le ultime illusioni su questo paese.
Così, chiudo con questa canzone; ancora non mi sento di dire, come De Gregori "se potessi rinascere ancora, preferirei non rinascere qua".
Con l'augurio, per tutti, che il 2009 non mi faccia cambiare idea anche su questo.



Tempo Reale

Paese di terra terra di cani
Paese di terra e di polvere
Paese di pecore e pescecani
E fuoco sotto la cenere
Dentro le stanze del Potere l'Autorità
va a tavola con l'anarchia
Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando
e la vernice va via
E il Pubblico spera che tutto ritorni com'era
che sia solo un fatto di tecnologia
E sotto gli occhi della Fraternità
la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia

Paese di terra terra di fumo
paese di figli di donne di strada
E dove se rubi non muore nessuno
E dove il crimine paga

C'è un segno di gesso per terra
e la gente che sta a guardare
Qualcuno che accusa qualcuno
Però lo ha visto solamente passare
E nessuno ricorda la faccia del boia
è un ricordo spiacevole
E resta soltanto quel segno di gesso per terra
Però non c'è nessun colpevole

Paese di zucchero, terra di miele
Paese di terra di acqua e di grano
Paese di crescita in tempo reale
E piani urbanistici sotto al vulcano
Paese di ricchi e di esuberi
e tasse pagate dai poveri

E pane che cresce sugli alberi
e macchine in fila nel sole
Paese di banche, di treni di aerei di navi
che esplodono
Ancora in cerca d'autore
Paese di uomini tutti d'un pezzo
Che tutti hanno un prezzo
e niente c'ha valore


Paese di terra terra di sale
e valle senza più lacrime
Giardino d'Europa, stella e stivale
Papaveri e vipere e papere
dov'è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa
E' chiusa a chiave dentro la tristezza
dei buchi neri delle tue città
Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola
o se tornerà

E però se potessi rinascere ancora
Preferirei non rinascere qua
.

Francesco De Gregori
postato da: klochov alle ore 14:47 | link | commenti (6)
categorie: politica, giustizia, io
mercoledì, 17 dicembre 2008

viva la pensione

In Italia le donne possono andare in pensione 5 anni prima degli uomini.

"Possono", non "devono". Questo perché da sempre il carico di lavori domestici e nell'educazione dei figli è enormemente più alto di quello che spetta agli uomini, quindi visto che durante l'arco della vita lavorano quotidianamente di più, è stato ritenuto equo farle smettere prima.

Le cose stanno lentamente migliorando, ma l'Italia è assolutamente indietro rispetto agli altri paesi europei (e non solo) sotto il profilo delle pari opportunità. Obiettivamente, basta vedere il curriculum dell'attuale ministro Carfagna. Ma passiamo oltre.

La giustificazione per un diverso trattamento che altrimenti potrebbe sembrare discriminatorio per i lavoratori uomini, sta proprio nella situazione di svantaggio in cui si trovano le donne, che deve essere recuperata attraverso l'offerta della possibilità di pensionarsi qualche anno prima. Perché, ribadisco, di possibilità si tratta, non di obbligo.

Ho letto qua e là che le donne trarrebbero uno svantaggio da questo diritto, perché questo potrebbe essere un motivo di discriminazione nella selezione da parte di un datore di lavoro.

Forse non tutti hanno chiare certe dinamiche nel mercato del lavoro: moltissime aziende sono disposte a pagare lauti premi di buonuscita perché un dipendente che ha maturato il diritto alla pensione non si trattenga un minuto di più. Alcune imprese, addirittura, utilizzano meccanismi tali da accollarsi il pagamento di una sorta di periodo di prepensionamento. E dovrebbero gioire all'idea di doversi tenere 5 anni in più una sessantenne?

Nemmeno alle aziende interessa avere una persona più anziana, più stanca e più arrabbiata a lavoro. Ad esempio, invece, potrebbe interessare loro avere una trentenne più tranquilla nella gestione della famiglia perché non ha problemi a trovare un asilo nido.

Signore, ringraziate Brunetta, che vi toglie la possibilità di scegliere l'età della pensione, ma non lo fa per fare cassa, no! Lo fa per il vostro bene...
postato da: klochov alle ore 00:05 | link | commenti (7)
categorie: politica
venerdì, 12 dicembre 2008

dialogo e sciopero

C'era una volta la concertazione, un modo di relazionarsi tra governo e parti sociali che prevedeva incontri diretti a trovare accordo sui temi principali di politica economica e fiscale, sul mercato del lavoro, la previdenza sociale, ecc.

In alcuni momenti delicati dell'economia italiana, i sindacati uniti e soprattutto i lavoratori con i loro sacrifici, hanno dato un aiuto fondamentale per tenere sotto controllo fenomeni inflazionistici, e a prevenire o invertire la tendenza verso crisi ormai avviate.

Già il precedente governo Berlusconi dichiarò superato questo modo di lavorare; nel famoso libro bianco si leggeva che doveva ritenersi impossibile per "il modello concertativo degli anni novanta affrontare la nuova dimensione dei problemi economici e sociali".

Venne promosso così un nuovo metodo, quello del "dialogo sociale", che tradotto in italiano significa "parlate pure, tanto poi il governo fa comunque ciò che vuole".

Il famoso Patto per l'Italia del 2002 fu firmato da CISL e UIL, lasciando fuori la CGIL che nel frattempo portava avanti una protesta fatta anche di momenti storici come la manifestazione del 23 marzo contro l'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Qualche tempo dopo vidi Pezzotta, allora segretario CISL, ringhiare contro il governo che in piena coerenza con il modello del dialogo sociale decideva di attuare il Patto per l'Italia a modo suo, ovvero solo nelle parti vantaggiose per il governo e Confindustria.

Sono passati 6 anni, e siamo di nuovo al punto di partenza, solo che i sindacati sono ancora più deboli, la congiuntura economica decisamente più rischiosa, la Confindustria di Marcegaglia più aggressiva di quella di Montezemolo, e il governo Berlusconi 2008 più pericoloso di quello del 2001.

Cisl e Uil incontrano di nascosto Berlusconi a Palazzo Grazioli, e io oggi ho aderito allo sciopero indetto dalla sola CGIL.

Sia chiaro, nessuno pensa che abbia senso scioperare contro una crisi economica; quello su cui possiamo incidere è la gestione della crisi, o meglio potremmo farlo se ce ne dessero la possibilità.
postato da: klochov alle ore 15:32 | link | commenti (1)
categorie: politica, lavoro
martedì, 02 dicembre 2008

Nauru e Città del Vaticano

Nauru è uno stato del Sud Pacifico che conta 13.770 abitanti, lo 0.0001% della popolazione mondiale.

È un paradiso fiscale e la sua forma di governo è repubblicana.

La maggior parte dei suoi abitanti è di fede cristiana, e la Costituzione prevede la libertà di religione. Tuttavia alcuni osservatori internazionali sostengono che di fatto si possano incontrare numerose restrizioni all'esercizio della libertà religiosa.

Ipotizziamo che il Commonwealth - di cui Nauru fa parte insieme a Australia, Canada, Gran Bretagna, India, eccetera - stia lavorando su una proposta da sottoporre alle Nazioni Unite per la tutela della libertà religiosa nel mondo.

Pensate davvero che Nauru avrebbe voce in capitolo?

~~~

Città del Vaticano è un microstato che conta circa 800 abitanti, lo 0.00002% della popolazione mondiale.

E' un paradiso fiscale e la sua forma di governo è la monarchia assoluta.

La totalità dei suoi abitanti è di fede cristiana cattolica, e la sua Legge fondamentale non elenca diritti civili e della persona che debbano essere garantiti dallo stato.

La Chiesa Cattolica, i cui vertici coincidono con il governo di Città del Vaticano in quanto stato ecclesiale, dichiara di non poter impiegare al proprio interno le persone "che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay".

Ipotizziamo che l'Unione Europea, di cui Città del Vaticano non fa parte, stia elaborando su iniziativa francese una proposta da sottoporre alle Nazioni Unite per la depenalizzazione dei reati di omosessualità, sodomia ecc. in tutto il mondo.

Pensate davvero che Città del Vaticano dovrebbe avere voce in capitolo?

~~~

Nell'occasione mi piace ricordare che né il Vaticano né Nauru hanno firmato la Convenzione contro la discriminazione delle donne.
postato da: klochov alle ore 23:24 | link | commenti (15)
categorie: politica, religione, europa, diritti umani