Talvolta ho l'impressione che il mondo ignori lo Sri Lanka per principio; mi trovo a pensare che questo povero paese non abbia un minimo di appeal nelle sue tragedie.
Negli ultimi mesi è riesploso in tutta la sua gravità un conflitto che affonda le sue radici nel periodo coloniale. È difficile riuscire a tracciare in poche righe un quadro storico che renda l'idea della complessità dei rapporti tra la maggioranza Singalese e la consistente minoranza Tamil.
Durante il governo britannico ci fu un incremento dell'immigrazione dei Tamil provenienti dall'India. Più o meno contemporaneamente le minoranze iniziarono ad acquisire maggior consapevolezza della propria identità e dei propri diritti.
Dopo l'indipendenza il governo, consegnato nelle mani della maggioranza singalese, impose un giro di vite alle libertà concesse alle minoranze, arrivando a bandire dal paese libri, film e qualsiasi altra produzione culturale in lingua tamil.
A partire dagli anni '70 l'inasprimento dei rapporti a livello politico portò alla formazione di movimenti secessionisti appoggiati da gruppi ribelli, tra cui le famose Tigri. Dopo un primo periodo di guerriglia e attentati, nel 1983 ebbe inizio una vera e propria guerra civile, che ha fatto migliaia di morti.
Le Tigri, che sono il gruppo più conosciuto, si sono macchiate di numerosi crimini: attentati contro le popolazioni civili, espulsione della popolazione musulmana dai territori a maggioranza tamil, impiego di bambini soldato e distruzione di villaggi.
Tuttavia anche il governo singalese utilizza metodi non propriamente ortodossi di repressione delle spinte secessioniste. Negli ultimi mesi, in particolare, ha iniziato a bombardare a tappeto le aree in cui dovrebbero nascondersi i guerriglieri, facendo continua strage di civili.
È di pochi giorni fa il bombardamento di un ospedale, e la relativa spiegazione del segretario alla difesa dello Sri Lanka: non deve esserci niente nelle regioni tamil che non sono sotto il controllo del governo, nemmeno ospedali. Quello che c'è può essere bombardato. Mi sembrava di sentire Tzipi Livni.
Ormai con il diritto internazionale e la convenzione di Ginevra va così: che sia in Asia, in Medioriente o in Occidente, ognuno fa un po' come vuole.
Sui motivi che hanno spinto Berlusconi a far approvare con votazione blindatissima e unanime il decreto su alimentazione e idratazione, c'è molto da riflettere. Ho provato a fare alcune ipotesi e a valutarne la probabilità:
- è sinceramente interessato alla sorte di Eluana Englaro;
Nonostante Ernesto Galli della Loggia sul Corriere parli di "indubbie motivazioni di carattere umanitario", io continuo a nutrire qualche dubbio. Sarà il mio personale cinismo, oppure più semplicemnte le allucinanti dichiarazioni di Berlusconi in conferenza stampa, ma direi che l'ipotesi di una sincera preoccupazione per la (non)vita di Eluana Englaro si possa escludere con una certa tranquillità.
- ritiene di aver fatto una mossa popolare e di aver guadagnato l'appoggio del Vaticano;
I sondaggi sembrano dimostrare che tra gli italiani ci sono un favore abbastanza generalizzato e trasversale al testamento biologico e una contrarietà diffusa all'accanimento terapeutico. Nonostante gli sforzi dei media per dipingere la sospensione dei trattamenti come la crudeltà di negare pane e acqua a una creatura, nonostante le immagini delle suore che piangono e le foto di una Eluana bella e giovane, sembra che la gente, in media, stia dalla parte della famiglia Englaro. È possibile che il governo sia provvisto di sondaggi diversi, ma mi pare difficile, né credo che al momento la perdita di consenso sul tema possa essere compensata dall'appoggio del Vaticano.
- si serve del forte impatto emotivo del caso per distogliere l'attenzione da altre questioni;
Berlusconi è sempre stato un esperto nell'utilizzo di armi di distrazione di massa. Generalmente si serve del corpo di donne vive e seminude che si agitano piene di lustrini; è possibile che abbia fatto ricorso al corpo di una donna distrutta per distogliere l'attenzione da altre questioni. Quali? La crisi economica, il fatto che all'estero ci considerano ormai vicini all'Islanda e all'Argentina? La presentazione del DL Alfano sulla giustizia? La crescente ondata di razzismo nel nostro paese? Le intercettazioni? Credo che per distrarre l'italiano medio da questo siano sufficienti le solite veline o qualche colpo ben assestato nel calcio-mercato.
- ha utilizzato questo decreto per una prova di forza nei confronti delle altre istituzioni
Mi resta solo questa ipotesi: la più preoccupante peraltro. Berlusconi si sente le mani legate, perché il nostro ordinamento prevede una serie di meccanismi di bilanciamento dei poteri come le riserve di legge formali (ovvero materie che non possono essere regolate dal governo, ma solo dal Parlamento), una complessa procedura per le leggi costituzionali, controlli sulla costituzionalità degli atti (da parte ad esempio del Presidente della Repubblica) e infine la separazione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario.
Che questo assetto a Berlusconi non vada bene è ormai palese. Le dichiarazioni di ieri sono chiarissime in questo senso: mentre straparlava sulla possibilità di una donna in stato vegetativo di procreare, con ancora più veemenza si lamentava della "impossibilità di governare un paese senza decretazione d'urgenza"; Berlusconi non fa riferimento solo al caso specifico, ma sfida il Capo dello Stato, dicendo che è pronto a cambiare la Costituzione se non venisse lasciato libero di scavalcare il Parlamento ogni volta che dovesse ritenerlo necessario.
Napolitano non aveva ancora detto che non avrebbe firmato; al momento aveva solo inviato una lettera in cui esortava a prendere tempo per riflettere sulla materia, ma Berlusconi ha ritenuto opportuno muovere subito un attacco frontale.
Avrebbe potuto proporre il decreto 3 settimane fa, ben prima che iniziasse la procedura di riduzione dell'alimentazione, ma ha voluto aspettare l'ultimo momento, quando cioè l'urgenza è necessariamente connaturata alla situazione.
Il messaggio che ci comunicano sempre i telegiornali, tra immigrazione, rifiuti, stupri e intercettazioni, è che l'Italia vive in uno stato di urgenza permanente, quindi c'è necessità di governare in modo veloce e autoritario: ovvero il governo si deve appropriare delle prerogative del Parlamento.
Berlusconi vuole ottenere questo risultato dimostrando che per colpa delle garanzie della nostra Costituzione Eluana Englaro morirà.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Art. 32 Costituzione.
Fate pure ma - a occhio - mi pare ci sia una riserva di legge.
Update 6 febbraio 2009: hanno riscritto il testo di quel decretino, perché in quel modo proprio non andava. Tecnicamente adesso potrebbe pure andare. Resta la gravità dell'atto e l'indebito tentativo di ingerenza sull'esecuzione di una sentenza che ha raggiunto la cassazione ed è passata in giudicato. Questa situazione, oltre al raccapriccio per l'accanimento sul singolo caso, è di una gravità inaudita a livello istituzionale.
Tra gli emendamenti al "pacchetto sicurezza" in discussione domani al senato c'è n'è uno che va ad abrogare una norma di civiltà che era stata posta a tutela della salute di soggetti particolarmente deboli, ovvero gli immigrati clandestini.
Il codice penale prevede l'obbligo per i medici incaricati di un pubblico servizio di denunciare un eventuale reato di cui abbiano avuto notizia in ragione dello svoglimento del servizio.
Ma ci sono varie eccezioni; tra queste con legge del 98 si prevedeva che l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero senza permesso di soggiorno non potesse comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità. Fermo restando, ovviamente, l'obbligo di denuncia per tutti i reati che riguarda anche i cittadini italiani.
La ratio della norma era quella di permettere a chiunque di curarsi senza timore di essere denunciato in ragione di un'irregolarità nei documenti di soggiorno; l'emendamento presentato dalla Lega Nord intende eliminare questa garanzia, obbligando così i medici del servizio pubblico a denunciare chi dovesse ricorrere alle loro cure.
Si verrebbe a creare una situazione in cui l'immigrato che non ha commesso alcun reato se non quello - di nuova creazione - di aver varcato un confine senza un foglio timbrato, dovrà scegliere tra la propria salute e il rischio di una denuncia.
In particolare in tema di tutela della salute e della privacy, un caso molto rilevante è quello legato al mondo delle donne e della maternità. Da molto tempo ci si batte per informare al meglio sulla possibilità per una donna che non voglia riconoscere il proprio figlio, di partorire nell'anonimato, ma con piena, sicura e gratuita assistenza sanitaria.
Ogni volta che un telegiornale fomenta l'indignazione popolare contro i casi di bambini abbandonati in fasce, parti casalinghi e clandestini con esiti tragici per madre e figlio, difficilmente viene tracciato un quadro esauriente delle condizioni di ignoranza e paura in cui molte donne si trovano a vivere.
Con l'informazione e l'impegno di tutti, casi simili sono andati diminuendo, perché anche le donne immigrate hanno preso coscienza dei loro diritti e dei modi di tutelare loro stesse, imparando a fidarsi degli operatori sanitari. Ma basta poco perché inzino nuovamente a temere una denuncia, l'arresto, il rimpatrio forzato; basta poco per tornare indietro nel tempo.
Questo emendamento per il solo fatto di essere stato concepito, per la diffidenza e la paura che contribuisce a diffondere prima ancora della sua approvazione, è una battuta d'arresto nella promozione del diritto alla salute, che come dice la Costituzione non è solo un diritto fondamentale di ogni individuo, ma anche un interesse della collettività.
Nonché l'ennesima dimostrazione della crescente inciviltà del nostro paese.