Oggi, a lavoro, c'era l'assemblea per la discussione dell'accordo di Luglio tra governo e parti sociali.
Non abbiamo votato per alzata di mano, come al solito, ma in segreto, con un fogliettino nell'urna di cartone.
Io ho votato contro.
Mi è stato detto che se tornasse Berlusconi sarebbe peggio. Che questo è il meglio che siamo riusciti ad ottenere dal governo.
Ma io la filosofia del meno peggio non la sopporto più.
Ho risposto che apprezzo il fatto che il governo si sia frugato nelle tasche (rectius: abbia frugato nelle nostre tasche) per aggiustare le pensioni nell'immediato futuro; per estendere a tutti i settori la cassa integrazione; per introdurre alcuni ammortizzatori sociali, ecc.
Niente - o quasi niente - di strutturale, sia chiaro. Qualche pezza momentanea.
Poi, per il mercato del lavoro, lungi dall'affrontare una revisione seria della Legge 30, tutto quello che si è fatto è stato abolire il lavoro a chiamata. E promettere un tavolo di discussione sullo staff leasing.
Ma la ciliegina sulla torta è la defiscalizzazione dello straordinario.
Il modo migliore per disincentivare le nuove assunzioni.
Del resto era nel programma del tesoretto...
Dopo il no della fiom, il ministro del lavoro Damiano aveva detto: "Quello che conterà sarà il giudizio di milioni di lavoratori che si pronunceranno ad ottobre. Di quello il governo terrà conto"
Ho votato contro perché il governo ne tenga conto.
Anche se lo so che il mio "NO" conta un po' meno del "sì" di Montezemolo.