La storia politica e civile del Pakistan, fin dalla sua nascita con la separazione dall'India nel 1947, ha visto alternarsi regimi militari e frequenti virate verso la costituzione di uno stato islamico integralista.
Dal 1988 al 1998 si alternarono i governi civili di Benhazir Bhutto e Nawaz Sharif. Quest'ultimo, però, iniziò a varare riforme in ottica accentratrice e dirigista, mentre la società civile era sempre più pervasa da clientelismo e corruzione e l'economia si stava progressivamente indebolendo.
Il generale Musharraf nel 1999 approfittò del malcontento diffuso nella popolazione per prendere il potere con un colpo di stato, poi legittimato attraverso riforme costituzionali.
Di recente si è impegnato, anche per le pressioni dei governi occidentali, in una transizione verso la democrazia, promettendo più volte di abbandonare il comando dell'esercito e mantenere solo il potere politico.
In questi ultimi giorni si stanno avvicinando le elezioni: Musharraf ha paura di perderle. La situazione nel paese si è fatta tesa per il malcontento nei suoi confronti sia da parte dei movimenti islamici, sia da parte degli attivisti per i diritti umani e civili.
Così, nelle vesti di comandante dell'esercito, ha dichiarato lo stato di emergenza per poter rimandare le elezioni: ha fatto arrestare migliaia di oppositori politici, ha sospeso la Costituzione, interrotto le comunicazioni delle televisioni private, disattivato i servizi telefonici. L'esercito presidia le strade.
Benhazir Bhutto, la leader dell'opposizione che si era volontariamente esiliata dal paese dopo il colpo di stato del '99, è rientrata in Pakistan per cercare un accordo con Musharraf per un governo di transizione, a patto che questo rinunci al comando delle forze armate.
Durante una manifestazione della Bhutto, un attentato suicida ha causato 136 morti e più di 500 feriti. Sembra che i responsabili siano da ricercare negli ambienti governativi.
Gli Stati Uniti iniziarono a fornire appoggio politico e militare al Pakistan negli anni '80, in cambio di una posizione anti-sovietica nel conflitto afghano: nell'occasione furono accolti nel paese migliaia di profughi di etnia pashtun che, una volta insediati nel paese contribuirono alla deriva islamista di alcune fazioni.
Musharraf, nonostante la massiccia presenza di gruppi islamici anche estremisti nel paese, si è dichiarato alleato dell'occidente nella lotta la terrorismo e dopo i fatti dell'11 Settembre aveva revocato il proprio appoggio al regime talebano in Afghanistan.
Gli Stati Uniti sono intervenuti anche con bombardamenti allo scopo di distruggere presunte postazioni talebane insediate nelle aree tribali del Pakistan.
In realtà c'è un intreccio difficile da sbrogliare tra la giustificazione americana della caccia ai terroristi, la repressione delle rivolte tribali nella parte nord-occidentale del paese e gli interessi legati all'approvvigionamento di gas di cui la zona è particolarmente ricca.
L'intervento degli Stati Uniti nel paese sta diventando sempre più pesante, anche militarmente parlando: l'instabilità del governo è problematica ma il generale Musharraf è pur sempre un alleato nella lotta al terrorismo.