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martedì, 18 marzo 2008

tibet e lavoro

Da più parti si chiede il boicottaggio delle Olimpiadi perché la Cina non rispetta i diritti umani, in prticolare per la repressione dei tentativi di indipendenza del Tibet.

Siamo bravi, noi occidentali, a mostrarci severi quando si tratta di rimproverare la mancata concessione di diritti che - a noi - non costano niente.

Nel 2006 il governo cinese propose una legge per la regolamentazione del diritto del lavoro, che prevedeva l'obbligo per tutti di stipulare contratti regolari, l'introduzione di un salario minimo, la regolamentazione della rappresentatività sindacale e un tentativo di stabilizzazione della durata dei contratti di lavoro.

La Camera di Commercio americana in Cina e, seppur più defilata, anche la Camera di Commercio europea si sono opposte a questa riforma, sostenendo che queste norme avrebbero causato un aumento del costo del lavoro.

Le imprese occidentali sono arrivate a minacciare la Cina di spostare le loro aziende in paesi dove il costo del lavoro era più basso!

La vicenda è stata riportata dai giornali americani e ed è arrivata fino al Congresso: alcuni membri hanno scritto una lettera al presidente Bush per chiedere di prendere le distanze dalla posizione delle corporations.

Le lobbies delle multinazionali, nonostante la pressione delle organizzazioni internazionali per la tutela del lavoro, sono riuscite ad ottenere un alleggerimento della legge che è entrata in vigore il 1 gennaio 2008, privata di molte delle norme che avrebbero dato maggiore stabilità e sicurezza al lavoro del popolo cinese.

Da queste parti non si è parlato di tutto ciò  (il resoconto dell'intera vicenda in inglese è qui*), forse perché conviene dire che, per essere competitivi, bisogna essere flessibili come i cinesi...

... anche se il lavoro non regolamentato fa - nel paese delle olimpiadi - più di 100.000 morti all'anno: ma sono operai, contano anche meno dei tibetani.


(*Cit. da Luciano Gallino in Il lavoro non è una merce, Laterza 2007)
postato da: klochov alle ore 23:31 | link | commenti (7)
categorie: politica, libri, lavoro, oriente

Commenti
#1    18 Marzo 2008 - 23:37
 
Concordo.
Protestano solo quando si possono fare belli di fronte all'opinione pubblica.
Per il resto è solo dimenticatoio
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente batamaj

#2    19 Marzo 2008 - 09:28
 
Klo, dici cose esatte, ma non corrette sotto il profilo della retorica. E' vero che i Paesi occidentali sotto la spinta delle lobby delle corporation permettono che in Cina (e altrove) si violino diritti umani, ma è vero anche che la Cina ha tanti altri motivi per essere condannata e soprattutto è vero che sta reprimendo con la forza una protesta più che legittima, perpetrando un vero e proprio genocidio.
Chi mette in dubbio le storture del capitalismo? Ma esistono delle tirannie che devono essere messe in luce e devono essere combattute.

Ecco, non condivido quest'esercizio di retorica che hai fatto. Mi ricorda molto la famosa gag della Guzzanti che imita Giuliano Ferrara, quando, specularmente al tuo discorso, per ogni evidente difetto di democrazia dei Paesi occidentali risponde con "e a Cuba allora?"

:-)

un abbraccio
AS
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente animasalva

#3    19 Marzo 2008 - 14:57
 
Conosci il mio interesse per le questioni che riguardano il lavoro, in senso ampio.
Tre anni fa scrissi le stesse cose, più o meno, ed anche allora rilevai come gli "organi d'informazione" facevano quasi spallucce.
Quando, poi, a discuterne furono i Sindacati (vade retro, Satana!) si tacciò una parte della Politica di fare la solita demagogia: però ci sono i dati, e credo siano anche inferiori a quelli reali.
Perciò delle due l'una: o non interessa, o è comodo così.
...
...
La seconda che hai detto?
Daniele
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente macca

#4    20 Marzo 2008 - 19:13
 
Vero, batamaj, e pilotano l'opinione pubblica guidando con un dito solo.


animasalva, ma io non sto dicendo "e gli Stati Uniti allora?"...
Sto dicendo proprio che la Cina ha moltissimi motivi per essere condannata: le condizioni dei lavoratori, l'ampio utilizzo della pena di morte e, a proposito di genocidi, l'appoggio al governo sudanese nella situazione del Darfur. Non so, a livello di squallida contabilità dei morti quale di questi peccati pesi di più. Dico solo che il Tibet è quello che ha più appeal e che chiama meno in causa i comportamenti dell'occidente, quando al contrario tutti gli altri temi non lasciano la Cina unica responsabile...

Buon finesettimana se prendi un po' di ferie ;)

Sì, daniele, è la seconda :)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente klochov

#5    22 Marzo 2008 - 20:15
 
a me, tuttavia, tutte le volte che dei leader religiosi prendono la guida di proteste di tipo politico o vagamente rivoluzionario, viene il dubbio che sia perchè, in qualche modo, sono messe a rischio loro posizioni di potere. La conferma indiretta è nella posizione assunta di là dal Tevere per non rischiare di trovarsi di nuovo fuori. Le religioni ragionano in funzione di tempi e motivi extra umani e di difesa dei gestori ed intermediari del colloquio con l'ipotetico divino.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kreben

#6    29 Marzo 2008 - 12:15
 
E' con amarezza che mi permetto di proporre il problema Tibetano.
Un invito a firmare gli appelli proposti da Amnesty International e da Avaaz.org
Semplicemente un'espressione di coscienza e civiltà.
Proponetelo nel vostro blog e ... perdonatemi "l'intrusione"
Grazie
Un sorriso ;-)
Amina
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AminaAmina

#7    30 Marzo 2008 - 16:36
 
ben, nel caso del Tibet, la situazione la vedo terribilmente intricata... E sì, anche la religione ha il suo enorme peso nella vicenda, ma io non riesco a vederci chiaro...

Amina, grazie a te per la segnalazione!
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