La campagna elettorale è un momento terribile: un corteggiamento parolaio che dura mesi e dimostra quanta poca considerazione i politici abbiano del proprio elettorato.
Talvolta penso che abbiano ragione loro a sottostimare l'intelligenza degli italiani. Lo penso quando leggo che sono i più poveri e precari, i meno istruiti e le casalinghe a votare a destra.
E' un dato che per me è fonte di frustrazione, perché la scomparsa delle classi sociali è percepita come un fatto ormai da tutti: le classi non esistono più, siamo tutti uguali, il padrone e l'operaio; abbiamo lo stesso interesse: il bene dell'azienda e dell'Italia.
Io mi permetterei di avere qualche dubbio sul fatto che un saldatore e il presidente della Fiat possano trarre beneficio dalla stessa politica economica e sociale, ma so di essere in minoranza...
Nell'opinione della maggioranza i precari si devono rallegrare all'idea che andrà al governo qualcuno che crede nella religione della flessibilità e insegue il consenso confindustriale.
Sicuramente avrete visto i due video politicamente raccapriccianti (pdl e pd) con gli inni non ufficiali dei partiti. Mi piace osservare le persone che sono state scelte e i mestieri che fanno. Entrambi i filmati fanno pesante riferimento al mondo del lavoro, per far capire che quella che vogliono è un'Italia produttiva, allegra, che lavora.
E allora da entrambe le parti si vedono operai, barbieri, fornai, e fantastiche operatrici di call center.
E sono tutti felici: felici perché "menomale che Silvio c'è" e perché "con Walter si può fare".
Felici nel loro precariato, felici perché questi partiti non cambieranno niente della loro condizione contrattuale, felici perché vivono la flessibilità del mercato...
A casa mia, quando uno è troppo spensierato e non si rende conto delle cose che vanno a rotoli, gli si dice "beato te, che non capisci niente"...
Beati noi italiani...