Non so se qualcuno ricorda che lo scorso ottobre i lavoratori sono stati chiamati ad esprimersi su un accordo tra governo e sindacati.
Io, con la mia tesserina CGIL in tasca, votai no, come la FIOM, nonostante le indicazioni del sindacato generale, che con poche riserve, ci disse che era un buon accordo: tra i motivi della mia contrarietà c'era quello dell'abolizione della contribuzione aggiuntiva sul lavoro straordinario.
Eppure, i colleghi e i sindacalisti mi dicevano: "Ma che fai? Vuoi far cadere il governo Prodi!?" e qualcuno difendeva il provvedimento nel merito.
Il cosiddetto accordo di Luglio, che Epifani firmò insieme ai segretari di CISL e UIL, prevedeva tra le altre cose di eliminare un contributo che le imprese con più di quindici dipendenti versavano all'INPS per ogni ora di straordinario pagata ad un proprio dipendente; il versamento era commisurato alle dimensioni dell'impresa ed era progressivo rispetto alla quantità delle ore di straordinario utilizzate.
La ratio del provvedimento era quella di diminuire il costo del lavoro straordinario per le imprese e incentivarne l'uso. Per fare questo l'INPS rinunciava a un gettito diretto al Fondo prestazioni temporanee, ovvero il fondo con cui vengono pagati, ad esempio, i lavoratori in cassa integrazione.
Questo, per me, era male. Anche perché l'incentivo all'uso dello straordinario è una forma di incoraggiamento alla flessibilità, rende conveniente la stipula di contratti a tempo parziale e in generale è un disincentivo a nuove assunzioni. Tra l'altro non un euro in più finiva direttamente in tasca ai lavoratori: il risparmio era tutto delle imprese. Infine l'INPS non è notoriamente un ente che naviga nell'oro.
Tremonti in questi giorni ha proposto la detassazione degli straordinari per i lavoratori dipendenti: questo dovrebbe significare - uso il condizionale finché non ci sarà qualche proposta più concreta - che il guadagno proveniente dal lavoro straordinario non rientrerà nel reddito imponibile IRPEF.
L'immediata e percepibile conseguenza sarà un innalzamento del reddito del lavoratore che effettua prestazioni oltre l'orario lavorativo previsto nel suo contratto: ma l'impatto negativo sul gettito fiscale (se non ho sbagliato i conti) sarà più forte di quello dell'operazione precedente.
La mia posizione su defiscalizzazione e detassazione di straordinari, incentivi ecc. non è cambiata di una virgola, dal momento che i danni nel medio periodo saranno superiori ai vantaggi immediati.
La CGIL sembra adesso condividere il mio punto di vista sulla questione.
Non so... forse dovremmo avere tutti un po' più di coerenza e coraggio, a prescindere dal colore del governo insediato...
PS: muovere queste critiche alla CGIL mi costa molta fatica, ma per coerenza...