Quando la mafia arrivò a Firenze era una primavera calda e colorata.
Però le immagini di Via dei Georgofili me le ricordo in bianco e nero, quasi fossero quelle dell'alluvione del '66. Mi ricordo le foto sui quotidiani del giorno dopo, più che le immagini televisive: forse per un'impressione del tutto privata e personale.
Mi ricordo che stavo leggendo il giornale con i gomiti appoggiati sul davanzale di una finestra illuminata dal sole, la testa china in avanti.
Lessi a lungo, e quando arrivai ad un articolo che parlava delle vittime - tra loro due bambine piccolissime - il sole mi aveva scaldato la testa e la luce riflessa mi stava abbagliando. Alzai gli occhi per guardare fuori dalla finestra aperta e non c'erano più il cielo e gli alberi del giardino, solo un lampo azzurro che per un attimo mi tolse la vista e mi stampò nella memoria le immagini delle macerie di Via dei Georgofili.
Quello è il mio ricordo della mafia che afferma: sono ovunque, non crediate che io sia potente solo in Sicilia, non crediate che l'antistato non raggiunga già tutte le regioni dello stato.
Un lampo improvviso e doloroso agli occhi, che illumina la consapevolezza di una strategia criminale del terrore che dette i suoi frutti; una luce sinistra e innaturale che trasforma in una fredda foto in bianco e nero i colori vivi della terra italiana, che continua a ignorare le sue tragedie finché non la colpiscono al cuore.