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mercoledì, 16 luglio 2008

viene a mancare il terreno

daumier_1372
A distanza di quasi venti anni dalla seconda edizione, ormai da tempo esaurita, questa terza edizione può mettere a profitto le esperienze forensi, annotate giorno per giorno, di un periodo di eccezionali cataclismi, in cui anche la giustizia ha avuto le sue catastrofi (ma anche le sue vittorie): il periodo delle persecuzioni politiche e razziali, la guerra esterna ed interna, la lunga agonia del trapasso dalla dittatura alla libertà, e poi il faticoso decennio del dopoguerra, durante il quale è avvenuto, purtroppo, che gli scandali giudiziari siano diventati a poco a poco l'arma preferita delle lotte di parte.

Dure prove anche per la Magistratura: anzi, micidiali e angosciose per essa più che per ogni altro ordine di pubblici uffici, perché in tempi di tirannia o di scatenati odî civili pare che venga a mancare il terreno ove possa metter radici qualsiasi forma di ordinata e imparziale giustizia.

Piero Calamandrei, prefazione alla 3 edizione di Elogio dei giudici, 1954.

Illustrazione: Honoré Daumier.
postato da: klochov alle ore 16:29 | link | commenti (9)
categorie: politica, giustizia

Commenti
#1   16 Luglio 2008 - 17:58
 
Ti consiglio il film da cui ho tratto il post.Trattasi di "Dogma"

...anche se voler dare una riletta a Carroll rimane un proposito di tutto rispetto! ^^
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#2   17 Luglio 2008 - 17:10
 
Mi dài ragione quando dico che nulla è cambiato: siamo perfettamente immobili.
Cito sempre, con buona pace del "pensiero profondo", il film "Umberto D.", dell'immenso De Sica: il film si apre con una sequenza girata nel centro di Roma: c'è un corteo non autorizzato di pensionati. I loro cartelli recitano: "Aumentate le pensioni. Abbiamo lavorato tutta una vita."
Adesso? Uguale.
Che tristezza.
Daniele
P.S.: ho usato una parte della scheda di "Wikipedia" sul film. Semplicemente per chiarezza e semplicità, non per copiare.
Lo dico, chè non si sa mai.
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#3   17 Luglio 2008 - 19:22
 
Sarà che ho visto, per l'età, più cose ma, con tutti i limiti, non c'è paragone fra la giustizia dei miei vent'anni, ultimi anni del 1950, e oggi.
Cercate vecchie fotografie degli ermellini e, se c'è, ascoltate le loro voci e i loro accenti implacabilmente strettamente dialettali e, come per caso, decisamente meridionali.
Il mondo si divideva in due, il mondo della bassa forza in pretura, qualche eclatante caso e, se non c'era soluzione, il porto delle nebbie.
Non tutto è rosa oggi, ovvio, ma neanche così miserabile e negativo.
Il timore è, finita l'era di quelli che tanti anni fa erano i pretori d'assalto, i giovani giudici di oggi maturati in evo Berlusconico che saranno, che faranno, quali gli influssi giuridici e politici di una legalità difesa e attaccata dai Ghedini o magari dai Previti? Chi ha trent'anni oggi, e spesso i nuovi giudici ne hanno anche meno, avevano 16 anni all'inizio dell'era B.
Non è per scegliere il solito obiettivo, ma è per tener conto che da allora molte cose son cambiate nel mondo dell'informazione e politico, oltrechè, ma non è il mio campo e poco ne so, culturalmente specifico.
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#4   18 Luglio 2008 - 11:53
 
No, non è tutto miserabile e, spero, non si intuisca solo questo, dal mio commento.
Io, che di anni ne ho 43, posso, però, dire che non siamo messi bene, e su questo siamo tutti d'accordo.
Personalmente, da cittadino laico, ho fiducia in chi amministra la Giustizia e mi pare che in pochi casi ci sia un accanimento tanto profondo e violento contro giudici e magistrati come in Italia.
Ci sarà ben più di qualche motivo, no?
E non penso sia perchè i giudici non sanno fare il loro lavoro...
Daniele
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#5   19 Luglio 2008 - 15:49
 
Piero Calamandrei.. l'altro giorno su internet ho trovato questo ..

http://www.memoteca.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=43

ciao Klo
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#6   19 Luglio 2008 - 20:36
 
litarco, vedrò di fare almeno l'una o l'altra cosa!

daniele, io credo che molto sia cambiato, per fortuna, ma che stiamo pericolosamente tornando indietro...

ben, è questo che mi preoccupa, e che ho cercato di evidenziare con il grassetto dell'ultima frase di Calamandrei: che in momenti culturali così bassi, tutte le istituzioni rischiano di dare il peggio di sé e la magistratura è un ordine il cui ufficio di enorme impotanza e delicatezza, se male amministrato, può produrre catastrofi... Calamandrei comunque, terminava il discorso rinnovando la sua fiducia nella magistratura e confermando la validità del titolo "elogio dei giudici"...

gio', quello è un discorso bellissimo, che ho letto con commozione molte volte. Grazie molte per la segnalazione: non mi priverò del piacere di ascoltare anche il suono delle parole.
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#7   21 Luglio 2008 - 20:00
 
Ma questo è il Paese del "tornare indietro".
Quello che mi sono stufato di pensare è pensare al come fare per fermare tutto questo.
Perchè è vero che io non conto nulla, ma è sfiancante andare "avanti" così.
Daniele
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#8   22 Luglio 2008 - 11:51
 
Klo! senza farlo apposta sono incappata in un'altra persona (il giudice di Palermo Scarpinato) che citava Calamandrei...
è proprio un vizio! :) .. il video però non fa ridere per niente
ciao
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#9   22 Luglio 2008 - 20:18
 
daniele, sì, sfiancante e frustrante.

gio', per me Calamandrei dovrebbe essere una lettura obbligatoria alla facoltà di giurisprudenza. Purtroppo invece se ne ricorda solo qualcuno che sente più vivo il richiamo ad una certa concezione della giustizia...
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