Raccolgo l'invito di Metilparaben e Mina Welby e vi invito a pensare con gratitudine e stima al coraggio di Paolo Ravasin.
Ci sono conquiste che l'uomo raggiunge con tenacia, forza di volontà, studio, lavoro e fatica. Ma sembra che la conquista dei diritti civili stia passando per la sofferenza di alcune persone e delle loro famiglie: Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, Paolo Ravasin...
Intorno a queste persone che affermano il proprio diritto alla libertà e all'autodeterminazione, c'è sempre un accerchiamento di corvi e sciacalli che invocano a tratti Dio, a tratti la legge per cercare di riappropriarsi dell'autorità su ciò che è bene e ciò che è male.
Ci sono diritti indisponibili secondo il nostro ordinamento. La norma ha una ratio sensata e importante: vuole evitare che qualcuno possa cedere la propria vita, la propria libertà o il proprio corpo trovandosi in una posizione di debolezza o necessità.
L'evoluzione della morale sociale e la laicità dello stato dovrebbero spingere un legislatore responsabile a ripensare l'impostazione delle norme a tutela della persona e, mantenendo saldi i diritti fondamentali espressi nella prima parte della Costituzione, offrire finalmente norme adeguate ai progressi medici e scientifici, valorizzando la consapevolezza e la libertà di scelta di ognuno sui trattamenti cui sottoporsi per prolungare la propria vita.
L'indisponibilità del diritto alla vita e alla libertà e degli atti di disposizione del proprio corpo non deve proteggere l'uomo da se stesso, ma dagli altri. In un contesto come quello della malattia terminale la tutela della vita, del corpo e della libertà di una persona diventa terribilmente importante: il malato non ha bisogno di difendersi da se stesso, inerme e sofferente, ma dagli altri e dalle arbitrarie decisioni che lo riguardano.
I diritti indisponibili sono tali perché sono quelli fondamentali, parti integranti della persona, ed è ridicolo che il nostro ordinamento non sia ancora adeguato a tutelarli appieno, attraverso una norma che nel momento di maggior debolezza di un individuo gli restituisca il diritto di sottrarre il proprio corpo, la propria vita e la propria libertà all'arbitrio altrui.
Per il resto voi, corvi e sciacalli che pasturate sul dolore delle persone, tenetevi alla larga e sappiate che lentamente, grazie a persone che parlano della propria sofferenza e non di quella altrui, i diritti civili si affermeranno. Perché è inutile: la storia e la civiltà, vostro malgrado, vanno avanti.