Da un po' di tempo ho smesso di scandalizzarmi per le dichiarazioni della Chiesa e di esponenti del mondo politico ad essa vicini. Ad esempio ho appena letto la notizia della nuova pronuncia della Cassazione sul caso Englaro e sento già il gracchiare delle solite voci che vanno da Volonté a Eugenia Roccella, da Bagnasco a Scaraffìa, da un portavoce di Forza Italia a qualche vescovo delle seconde file.
Non mi stupirò di niente di ciò che verrà detto, perché me lo aspetto.
Piuttosto mi meraviglio della sorpresa e dello scandalo con cui talvolta vengono accolte le uscite di questi personaggi che invece si comportano in piena coerenza con le loro scelte e precedenti affermazioni.
Ad esempio, che nel PD ci si stupisca della posizione di Paola Binetti sugli omosessuali mi pare un po' bizzarro: la Binetti non fa mistero di far parte, in qualità di numeraria, dell'Opus Dei, prelatura personale della chiesa cattolica.
I numerari, per chi non lo sapesse, sono laici che chiedono di "appartenere" all'Opera, facendo voto di obbedienza, povertà e castità.
L'aspetto più eclatante che accomuna i numerari è indubbiamente quello della mortificazione corporale: l'Opus Dei, in risposta alle critiche sollevate da un interessante libro di Pinotti, così le giustifica sul sito ufficiale: "Il cilicio e le discipline sono usate con gioia e in piena libertà da alcuni fedeli della prelatura come parte del patrimonio ascetico della Chiesa e della tradizione cristiana. Questi umili strumenti di penitenza, che hanno poco a che vedere con la loro fantasiosa presentazione e che non causano nessun male alla salute, sono stati usati dalla maggior parte dei santi."
Personalmente ritengo che gli aspetti più interessanti siano altri, in particolare l'obbedienza. Per come è strutturata l'organizzazione, se si dà ascolto alle testimonianze di molti ex-numerari, l'obbedienza implica una totale confidenza unidirezionale con i propri superiori, la scarsa o nulla indipendenza e autonomia di scelta nella propria vita lavorativa oltre che personale e spirituale.
Ogni passo della vita personale e professionale dei numerari viene programmato in ragione del compimento dell'Opera di Dio. Escrivà, in fondatore dell'Opus Dei, scriveva: Il significato di ogni nostra persona divverà chiaro se messo in raffronto alla realtà totale dell'Opus Dei [...] noi diamo ai nostri superiori la completa libertà di disporre di noi nella maniera più utile all'Opera" (F.Pinotti, op.cit., pag.224)
Mi preoccupa proprio questa obbedienza totale ed esclusiva ad un'organizzazione estranea al proprio datore di lavoro, partito, mandato elettorale e anche all'etica professionale.
Date queste premesse, poco m'interessano le posizioni della Binetti, che so coincidere per definizione con quelle dell'Opus Dei, e poco mi interessa di come Veltroni possa conciliare "le varie anime del PD".
Quello su cui dovremmo riflettere è a quale scopo l'Opus Dei ritenga utile mantenere la presenza di un proprio numerario all'interno del PD...