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venerdì, 30 ottobre 2009

questi ragazzi fragili che muoiono

questi ragazzi fragili che muoionoLa storia di Stefano Cucchi almeno per oggi è sulla prima pagina dei principali giornali italiani. Alcuni paragonano correttamente questa vicenda l'omicidio di Federico Aldovrandi, altri chiamano in causa il caso Sandri.

Tuttavia l'uccisione del tifoso all'autogrill non è assimilabile al pestaggio di Cucchi, Aldovrandi, Bianzino, Lonzi
e tanti altri: sia chiaro che non parlo di gravità del fatto, ma di contesto, circostanze e modalità.

Le morti di Stefano, Federico e degli altri ragazzi sono legate da un inquietante filo rosso di assonanze che va oltre la somiglianza terribile dei loro corpi straziati da una morte violenta.

È forse la percezione della
fragilità dei diritti di cui erano - e siamo - portatori a restituirmi un'immagine di loro come persone delicate, innocue e, a costo di ripertermi, fragili. Basta vedere il corpo magrissimo di Stefano, epilettico e anoressico, o le foto di famiglia di Federico, praticamente un bambino, o ascoltare le descrizioni della vita di agricoltore di Aldo, con una compagna malata, che è morta quest'anno, una mamma anziana a un figlio piccolo.

O forse è il motivo per cui sono finiti tra le mani dei loro assassini che li accomuna: storie di droga per consumo personale e niente più.

Magari è il modo in cui sono morti che li unisce nella mia mente fino a renderli protagonisti di un fenomeno terribilmente sinistro e pericoloso: sono stati uccisi di botte, hanno le ossa rotte, i volti tumefatti, abrasioni ovunque.

Forse è il mandante ad essere lo stesso: uno stato forte con i deboli e debole con i prepotenti. O lo spirito che ha animato gli esecutori materiali: la voglia di dare una lezione a questa gente che non sa stare al mondo, problematica, indifesa, che si azzarda a mettere in discussione una proibizione, anche se
solo sulla propria pelle.

O forse è solo che queste persone, così profondamente fragili, non sopportano quello che per i piccoli criminali è un trattamento di routine.

Update: dicevo della routine....


postato da: klochov alle ore 18:03 | link | commenti (5)
categorie: politica, giustizia, informazione

Commenti
#1    01 Novembre 2009 - 15:17
 
Vi sono luoghi e momenti in cui lo stato di diritto, gli stessi presupposti della democrazia sono sospesi.
Questa vicenda ne è un esempio. Ed è una cosa che oltre al timore politico, mi riempie di pena a livello umano.
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#2    01 Novembre 2009 - 15:38
 
Stefano Cucchi: la sospensione dello stato di diritto

[..] Dopo Federico Aldovrandi o molti altri casi di persone che muoiono in carcere dopo poco tempo dall'essere stati arrestati per piccolissimi reati, anche il penoso caso di Stefano Cucchi ci mostra la fragilità dei diritti. Klochov è chi [..]
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#3    02 Novembre 2009 - 23:31
 
Sam, grazie dell'apprezzamento. Concordo sul fatto che siano i diritti di tutti ad essere in gioco in questi casi: quando lo stato di diritto sprofonda nell'arbitrio la posta in gioco è molto alta.
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#4    03 Novembre 2009 - 22:21
 
in questi giorni vengono a galla tante violenze e sopprusi che vengono fatti sui detenuti, ma e' solamente una parte, perche di cose vergognose che subiscono i detenuti da guardie carcerarie ce ne sono una immensita, solamente chi e' entrato dentro quelle mura sa veramente cosa succede ai detenuti, il detenuto si e' li dentro, e e' colpevole e' giusto che paghi la sua condanna, ma una guardia carceraria che e' li per fare il suo lavoro non ha nessun diritto di malmenare a suo merito e piacimento i detenuti insieme ad altri suoi colleghi, vengono chiamate cariche nel gergo carcerario e ti prendono 4 - 5 guardie e ti portano lontano da occhi di altri detenuti e ti malmenano di brutto con guanti e manganelli in modo di non lasciari i segni e di farti male di sul serio anche senza aver fatto qualche cosa di male, spero vivamento che si riesca a trovare un rimedio anche che io ne dubbito tantissimo, il potere e' nelle loro mani li dentro...........................un ex detenuto
utente anonimo

#5    03 Novembre 2009 - 22:27
 
vengono chiamate cariche e sono che 4 - 5 guardie che ti prendono e ti portano lontano da occhi di altri detenuti e ti inizziano a malmenare di brutto con guanti e manganelli in modo che non ti lasciano segni visibili anche senza aver fatto niente di male, solamente a merito e piacimento loro, i casi di aldo e stefano e' una minima parte di fatti che succedeno dentro le mura carcerarie, ma solamente chi ci e' stato sa veramente li cosa succede e che potere assumono le guardie con i detenuti, un potere fatto di violenza fisica e mentale, spero che si trovera qualche soluzione anche si dubito moltissimo, loro sono il potere e noi i delinguenti
utente anonimo

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