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mercoledì, 04 novembre 2009

il crocifisso al collo dello stato

La notizia che mi trovo davanti aprendo Repubblica, riguarda i crocifssi nelle aule delle scuole pubbliche.

Personalmente non ho alcun problema con simboli religiosi e ne vedo a decine ogni giorno: chiese, moschee, ristoranti che espongono cartelli ad indicare particolari tipi di cucina (
halal o kosher, per dire), modi di vestire, di pettinarsi, gioielli e tatuaggi...

Il modo di vestire, mangiare e pettinarsi rientra mediamente nella sfera privata dell'individuo con cui lo stato (laico) non deve interferire. Diverso ovviamente il caso del
burqa o del niqab, ma su questo magari tornerò altrove.

La faccenda del crocifisso nei luoghi pubblici è leggermente diversa, per un motivo molto semplice: non stiamo parlando del ciondolo al collo di una signora, né dell'iconcina sul cruscotto dell'auto del mio vicino di casa.

Siamo di fronte ad uno stato che, mostrando un simbolo religioso all'interno delle sue strutture, compie esattamente lo stesso gesto della signora con la collanina d'oro o dell'ebreo
chassidico con il suo buffo cappello: rivendica un'appartenenza, segnala l'adesione attuale ad un culto ben preciso.

L'argomento delle radici cristiane della nostra cultura è irrilevante. Anche io ho radici cristiane, in quanto i miei nonni si dicevano cattolici: tuttavia non aderendo personalmente ad alcuna religione, non ritengo opportuno fregiarmi dei simboli della religione dei miei avi semplicemente perché "è una tradizione innocua".

Lo stato italiano non ha più una religione ufficiale, perché è diventato laico: è giusto che rispetti e comprenda le proprie origini, ma questo non ha niente a che vedere con l'esibizione di simboli che non dovrebbero più appartenere alla sua identità presente.

postato da: klochov alle ore 00:13 | link | commenti (2)
categorie: politica, religione

Commenti
#1    04 Novembre 2009 - 09:58
 

A mia la storia dei crocifissi a scuola non mi convince.
Anche pecchè non ci avevamo mai penzato e ora che ci penzo mi chiedo pecchè abbisogna peffozza metterli.

Ci sono i picciriddi che possono venire insuggestionati, ci sono le maestre che tengono una cetta senzibilità, eppoi i bidelli che non ne tengono ma comuncue sono cristiani pure loro.

A mia nessuno mi comanda come fare le cose: pecciò vi dico che la famigghia, finacchè ci sarò io propiamente, non metterà i crocifissi nelle scole (cheppoi è anche una quistione di comodità: pigghia il fitusazzo da casa sua o dalla strata, pottalo fino alla scola, magari durante l'orari di lezzione, trasi nella classe, bongiorno attutti, con due pali di legno manco fussi un traslocatore di Ichea, fai un puttuso nel pavimento, impiccica il fitusazzo... e cuì mi femmo pecchè ci putissero essere picciriddi ca ci sentono).

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#2    10 Novembre 2009 - 12:55
 
Klo, ho una logica nord europea , sono cresciuta in uno stato laico ... tutto si tratta di sapere cosa si nasconde dietro il crocefisso
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente dizaon

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