La notizia che mi trovo davanti aprendo Repubblica, riguarda i crocifssi nelle aule delle scuole pubbliche.
Personalmente non ho alcun problema con simboli religiosi e ne vedo a decine ogni giorno: chiese, moschee, ristoranti che espongono cartelli ad indicare particolari tipi di cucina (halal o kosher, per dire), modi di vestire, di pettinarsi, gioielli e tatuaggi...
Il modo di vestire, mangiare e pettinarsi rientra mediamente nella sfera privata dell'individuo con cui lo stato (laico) non deve interferire. Diverso ovviamente il caso del burqa o del niqab, ma su questo magari tornerò altrove.
La faccenda del crocifisso nei luoghi pubblici è leggermente diversa, per un motivo molto semplice: non stiamo parlando del ciondolo al collo di una signora, né dell'iconcina sul cruscotto dell'auto del mio vicino di casa.
Siamo di fronte ad uno stato che, mostrando un simbolo religioso all'interno delle sue strutture, compie esattamente lo stesso gesto della signora con la collanina d'oro o dell'ebreo chassidico con il suo buffo cappello: rivendica un'appartenenza, segnala l'adesione attuale ad un culto ben preciso.
L'argomento delle radici cristiane della nostra cultura è irrilevante. Anche io ho radici cristiane, in quanto i miei nonni si dicevano cattolici: tuttavia non aderendo personalmente ad alcuna religione, non ritengo opportuno fregiarmi dei simboli della religione dei miei avi semplicemente perché "è una tradizione innocua".
Lo stato italiano non ha più una religione ufficiale, perché è diventato laico: è giusto che rispetti e comprenda le proprie origini, ma questo non ha niente a che vedere con l'esibizione di simboli che non dovrebbero più appartenere alla sua identità presente.