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sabato, 03 gennaio 2009

ricetta per la pace

Israele_Piano_ONU

1. Espandere con azioni militari e l'appoggio della più grande potenza mondiale il proprio territorio.



2. Rinchiudere il popolo cacciato dalla propria terra in una striscia interamente avviluppata nel proprio territorio, controllandone tutti gli sbocchi, anche quello al mare.



3. Appropriarsi di un territorio che avrebbe dovuto essere internazionale per farne la propria capitale.



4. Impedire l'arrivo di viveri e medicinali, l'accesso agli ospedali, i commerci, la libera circolazione delle persone.


Israele-Mappa
5. Uccidere 17 persone durante una 'tregua' concordata. Rispondere al conseguente lancio di razzi artigianali che ha causato il ferimento di una persona, con un attacco pianificato da tempo e detto "piombo fuso", che in una settimana otterrà più di 400 morti e migliaia di feriti.


~~~



Mi hanno dato questa ricetta per la pace nei giorni scorsi, ma visti gli ingredienti, ho capito subito che avevano sbagliato. Mi hanno inavvertitamente passato la ricetta per la disperazione e il terrorismo.

Pensate cosa potrebbe accadere se qualcuno fosse così cieco da non capire la differenza. Ma no, non può esserci uno stato con un governo così stupido, o disumano...





postato da: klochov alle ore 20:07 | link | commenti (6)
categorie: america, politica, diritti umani, oriente
domenica, 09 novembre 2008

quasi mi preoccupavo per il ritardo

A febbraio scrivevo:
"Sapete qual è la cosa che veramente ci è mancata nei due (quasi) anni di governo di centro-sinistra? Quello che ci avrebbe tirato su il morale? Una cosa che, siamo certi, se dovesse vincere le elezioni,  Berlusconi non ci farà mancare: le figure di merda all'estero."
Seguiva elenco.

E comunque Berlusconi non è cattivo, è che lo disegnano così.
postato da: klochov alle ore 20:31 | link | commenti (9)
categorie: america, politica
mercoledì, 05 novembre 2008

ogni tanto...

Barack Obama Capitol
...una buona notizia.
postato da: klochov alle ore 19:08 | link | commenti (15)
categorie: america, politica
giovedì, 02 ottobre 2008

il perspicace Mister Lee

Non posso parlare del film di Spike Lee, Miracolo a S.Anna, perché non l'ho visto e temo che non lo vedrò. Ma le interviste rilasciate le ho lette, e di quelle posso parlare.

A S.Anna di Stazzema, un paesino in provincia di Lucca, il 12 Agosto del 1944 furono massacrate 560 persone, in prevalenza bambini, donne e anziani sfollati.
Responsabile della strage fu il 16 battaglione delle SS, lo stesso della Strage di Marzabotto in cui morirono 700 persone.

La vicenda di S.Anna di Stazzema non è solo uno dei più gravi episodi di stragismo nazista, ma anche uno degli esempi di insabbiamento di documenti, prove e testimonianze tanto di moda in Italia.

Il famoso armadio della vergogna, aperto solo nel 1994, portò alla luce preziosissime informazioni che, se utilizzate per tempo, avrebbero consentito di processare molto prima e molto più efficacemente i criminali nazisti responsabili di tante atrocità.

Nel 2006 è stata istituita una commissione parlamentare d'inchiesta "sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti". (Qui un resoconto e vari documenti.)

In coda alle polemiche sul suo film, accusato di revisionismo per aver introdotto la responsabilità di un partigiano nell'eccidio, Spike Lee ha precisato che si tratta di fiction. Poi però ha aggiunto che dato che non si sa bene cosa sia successo e nonostante i partigiani dicano di non aver avuto nulla a che fare con la strage, sarebbe potuta andare anche come l'ha raccontata lui.

Infine, ha commentato:
"Le reazioni viscerali di questi giorni mi fanno pensare che la profonda ferita apertasi in Italia durante la Seconda guerra mondiale non si sia ancora rimarginata."
Ma davvero? Perspicace, Mister Lee.
postato da: klochov alle ore 15:15 | link | commenti (7)
categorie: america, politica, informazione
lunedì, 14 luglio 2008

obama e osama

Cosa stavamo dicendo?

obama_ney_yorker
The New Yorker, numero in uscita il 21 Luglio.
postato da: klochov alle ore 19:24 | link | commenti (6)
categorie: america, politica, informazione

il cervello dei popoli

"I think plotting and engineering the death of 3,000 Americans justifies such an approach [death penalty]." Barack Obama
Se l'avesse detto Bush, mi potrei limitare a chiedergli se non ritiene che aver pianificato e programmato la morte di 100.000 irakeni (e migliaia di afghani) giustifichi un simile approccio anche nei suoi confronti.

Ma visto che l'ha detto Obama, mi chiedo: in ogni paese è necessario pagare il fio alla stupidità dei propri connazionali? In ogni paese un politico deve stare attento a non ferire quei principi sacri inculcati nelle menti magari proprio dai suoi avversari?

Perché Obama non può rispondere semplicemente: "Guardi: la pena di morte è inutile e i sostenitori di Bin Laden non aspetterebbero occasione migliore per farsi esplodere qua e là nel mondo."?

Forse non lo pensa, è vero. O forse lo pensa, ma non lo può dire, perché c'è quell'enorme parte di elettorato americano che si vuol sentir dire che l'unico problema degli Stati Uniti ha un nome, un cognome e una lunga barba.

Ma il punto qual è? Che la gente non sarebbe disposta ad accettare un'affermazione simile?
Oppure che il giorno successivo i mezzi di "informazione" monterebbero un enorme polverone, riproporrebbero le immagini del crollo delle torri gemelle e intervisterebbero Mc Cain in visita a una caserma di pompieri di New York? E così tutti i bei ragionamenti di Obama sarebbero scordati in un momento...

Non so: mi pare che il cervello dei popoli sia diventato più maneggevole e ubbidiente della mia aspirapolvere. O forse lo è sempre stato. O forse sto guardando tutto con occhi troppo italiani...
postato da: klochov alle ore 01:28 | link | commenti (8)
categorie: america, politica
venerdì, 06 giugno 2008

qualunquismo atomico

Nagasaki_Mushroom_CloudAhmadinejad e i pazzi fondamentalisti che tengono oppresso l'Iran con massicce dosi di autoritarismo e oppio dei popoli, sono delinquenti; la premessa si rende necessaria visto che a parlare di medioriente bisogna sempre andarci con i piedi di piombo.

(Al solo scopo di aumentare la vostra percezione della mia equidistanza vi dirò che l'influenza di imam, rabbini e papi nei comportamenti degli stati mi sembrano egualmente simboli del rincoglionimento delle masse. Aggiungo che più un paese basa la sua identità nazionale su quella religiosa, più mi pare propenso a commettere atrocità. Su questo l'Iran è in pole position.)

Detto ciò, stamattina leggo che dopo le solite svalvolanti dichiarazioni di Ahmadinejad sul tema "Israele scomparirà dalle cartine geografiche", il vice-premier israeliano Shaul Mofaz, ha commentato: "Se l'Iran proseguirà nei progetti di sviluppo di armi nucleari, lo attaccheremo." Nessuno si è scandalizzato.

Israele, inoltre, non conferma né smentisce il possesso di armi di distruzione di massa, pur essendo abbastanza chiaro che il suo parco missili e bombe è ben nutrito grazie alle cospicue forniture americane e al fatto che nessuno gli contesta il diritto a far parte del club del nucleare.

Però parla di attaccare l'Iran se soltanto quello non interromperà il processo di arricchimento dell'uranio: d'altronde - dicono gli osservatori occidentali - l'Iran sta violando il Trattato di Non Proliferazione Nucleare e Israele no: infatti è uno dei pochi che non ha nemmeno mai aderito!

Forse, se qualcuno s'impegna molto, può convincermi che bombe atomiche, napalm e uranio impoverito degli americani o dei loro alleati facciano meno danno rispetto a quelli prodotti in medioriente. Forse riuscirà a farmi credere che spetti veramente agli Stati Uniti e all'occidente l'autorità di decidere chi è un pericolo per la pace mondiale e chi no.

Ma dovrebbe essere molto persuasivo, perché immagino che ci sia una folta schiera di giapponesi, iraniani, vietnamiti, afghani, irakeni e palestinesi pronti a giurare il contrario...

Nel frattempo io resto con la mia teoria qualunquista: che le bombe sono tutte uguali, che chi le usa è un criminale e chi minaccia di usarle un terrorista.
postato da: klochov alle ore 23:58 | link | commenti (10)
categorie: america, politica, oriente
mercoledì, 09 aprile 2008

notizie random

rep_09_04_08La prima pagina di Repubblica.it di oggi riporta nella colonna di destra (quella delle foto e del gossip) una notizia random: "Bagdad, nella piazza simbolo la nuova statua della libertà".

Ma la notizia è vecchia di anni: basti vedere la condizione della statua, con la vernice verde ormai già scrostata.

Infatti l'informazione era stata data dalla BBC nel lontano Maggio 2003, quando la statua era stata installata, ovvero  appena un mese dopo il celebre abbattimento del monumento a Saddam Hussein.

alldonneLa nuova opera non era stata accolta con entusiasmo da tutti, per motivi di qualità (costruita con gesso e dipinta di verde per farla sembrare di bronzo) e di opportunità (la dedica "to freedom-loving people everywhere", durante l'infuriare della guerra...)

Nella foto proposta da Repubblica.it non si vede più, ma sul piedistallo della nuova statua, in grandi caratteri rossi, qualcuno aveva scritto: ALL "DONNE" GO HOME.

Anche con l'errore ortografico il messaggio era chiaro: tutto "fatto", andate a casa.

Dopo cinque anni il generale Petraeus, comandante delle forze americane in Iraq, continua a sostenere che il ritiro delle truppe dal paese sia prematuro.

Chissà, magari Repubblica.it, riesumando quell'immagine dall'archivio non voleva solo riempire a caso uno spazio vuoto, ma suggerire a tutti i suoi lettori questo tipo di indagine e riflessione...

Update: leggo sul blog di Pino Scaccia la sua direttissima testimonianza sulla statua di Piazza Firdos.
Tra i commenti c'è anche una precisazione: la scritta per gli americani era stata fatta ancor prima dell'innalzamento della nuova statua, subito dopo l'abbattimento della precedente.
Questo a riprova, come dice Pino, di quanto "sono importanti i testimoni. In una professione sempre più al desk."
postato da: klochov alle ore 18:25 | link | commenti (2)
categorie: america, politica, oriente, informazione
sabato, 10 novembre 2007

appunti per capire cosa succede in Pakistan

La storia politica e civile del Pakistan, fin dalla sua nascita con la separazione dall'India nel 1947, ha visto alternarsi regimi militari e frequenti virate verso la costituzione di uno stato islamico integralista.

PAKISTAN Dal 1988 al 1998 si alternarono i governi civili di Benhazir Bhutto e Nawaz Sharif. Quest'ultimo, però, iniziò a varare riforme in ottica accentratrice e dirigista, mentre la società civile era sempre più pervasa da clientelismo e corruzione e l'economia si stava progressivamente indebolendo.

Il generale Musharraf nel 1999 approfittò del malcontento diffuso nella popolazione per prendere il potere con un colpo di stato, poi legittimato attraverso riforme costituzionali.

Di recente si è impegnato, anche per le pressioni dei governi occidentali, in una transizione verso la democrazia, promettendo più volte di abbandonare il comando dell'esercito e mantenere solo il potere politico.

In questi ultimi giorni si stanno avvicinando le elezioni: Musharraf ha paura di perderle. La situazione nel paese si è fatta tesa per il malcontento nei suoi confronti sia da parte dei movimenti islamici, sia da parte degli attivisti per i diritti umani e civili.

Così, nelle vesti di comandante dell'esercito, ha dichiarato lo stato di emergenza per poter rimandare le elezioni: ha fatto arrestare migliaia di oppositori politici, ha sospeso la Costituzione, interrotto le comunicazioni delle televisioni private, disattivato i servizi telefonici. L'esercito presidia le strade.

Benhazir Bhutto, la leader dell'opposizione che si era volontariamente esiliata dal paese dopo il colpo di stato del '99, è rientrata in Pakistan per cercare un accordo con Musharraf per un governo di transizione, a patto che questo rinunci al comando delle forze armate.

Durante una manifestazione della Bhutto, un attentato suicida ha causato 136 morti e più di 500 feriti. Sembra che i responsabili siano da ricercare negli ambienti governativi.



Bush_in_Islamabad,Gli Stati Uniti iniziarono a fornire appoggio politico e militare al Pakistan negli anni '80, in cambio di una posizione anti-sovietica nel conflitto afghano: nell'occasione furono accolti nel paese migliaia di profughi di etnia pashtun che, una volta insediati nel paese contribuirono alla deriva islamista di alcune fazioni.

Musharraf, nonostante la massiccia presenza di gruppi islamici anche estremisti nel paese, si è dichiarato alleato dell'occidente nella lotta la terrorismo e dopo i fatti dell'11 Settembre aveva revocato il proprio appoggio al regime talebano in Afghanistan.

Gli Stati Uniti sono intervenuti anche con bombardamenti allo scopo di distruggere presunte postazioni talebane insediate nelle aree tribali del Pakistan.

In realtà c'è un intreccio difficile da sbrogliare tra la giustificazione americana della caccia ai terroristi, la repressione delle rivolte tribali nella parte nord-occidentale del paese e gli interessi legati all'approvvigionamento di gas di cui la zona è particolarmente ricca.

L'intervento degli Stati Uniti nel paese sta diventando sempre più pesante, anche militarmente parlando: l'instabilità del governo è problematica ma il generale Musharraf è pur sempre un alleato nella lotta al terrorismo.
postato da: klochov alle ore 17:49 | link | commenti (7)
categorie: america, politica, diritti umani, oriente, informazione
sabato, 20 ottobre 2007

Dropsie Avenue, Italia

C'è un bel fumetto, che si intitola Dropsie Avenue: è scritto e disegnato da un artista eccezionale, Will Eisner.

dropsieParla della vita di un quartiere americano, dal 1870 ad oggi; passando per l'industrializzazione, la grande depressione, il proibizionismo, la seconda guerra mondiale, la mafia, il Vietnam, la droga...

Mentre scorre la storia, tra i primi olandesi puri del quartiere, arrivano molti immigrati: prima sono inglesi, poi irlandesi, tedeschi, italiani e spagnoli, ebrei, sudamericani, neri e via dicendo.

In genere gli immigrati sono poveri, di aspetto e religioni diversi, alcuni violenti, altri vittime: tutti, comunque, guardati con sospetto.

Ogni volta il quartiere diventa più difficile da vivere, muore e rinasce, si creano conflitti e tensioni, alleanze e solidarietà: quando, faticosamente, un gruppo riesce ad integrarsi, ne arriva uno nuovo.

Nella prefazione all'edizione italiana, Will Eisner dice che non si aspettava di trovare, nella vecchia Europa, lo stesso fenomeno tipicamente americano di nascita e morte di un quartiere: ha scoperto che la storia di Dropsie Avenue è ancora più universale di quanto credesse.

Anche da noi, ciclicamente, arrivano immigrati: ogni gruppo che arriva si sostituisce al precedente nelle nostre preoccupazioni e nei quartieri popolari. C'è il momento dei marocchini, poi quello dei polacchi, senegalesi, albanesi, rumeni.

Anche qui è una storia che si ripete: forse vorremmo che fosse diversa, meno difficile, ma è così.
Esserne consapevoli, credere nell'integrazione e confidare in una storia progressiva, secondo me, è atto di saggezza.
postato da: klochov alle ore 00:22 | link | commenti (3)
categorie: america, politica, libri, europa