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lunedì, 14 luglio 2008

obama e osama

Cosa stavamo dicendo?

obama_ney_yorker
The New Yorker, numero in uscita il 21 Luglio.
postato da: klochov alle ore 19:24 | link | commenti (6)
categorie: america, politica, informazione

il cervello dei popoli

"I think plotting and engineering the death of 3,000 Americans justifies such an approach [death penalty]." Barack Obama
Se l'avesse detto Bush, mi potrei limitare a chiedergli se non ritiene che aver pianificato e programmato la morte di 100.000 irakeni (e migliaia di afghani) giustifichi un simile approccio anche nei suoi confronti.

Ma visto che l'ha detto Obama, mi chiedo: in ogni paese è necessario pagare il fio alla stupidità dei propri connazionali? In ogni paese un politico deve stare attento a non ferire quei principi sacri inculcati nelle menti magari proprio dai suoi avversari?

Perché Obama non può rispondere semplicemente: "Guardi: la pena di morte è inutile e i sostenitori di Bin Laden non aspetterebbero occasione migliore per farsi esplodere qua e là nel mondo."?

Forse non lo pensa, è vero. O forse lo pensa, ma non lo può dire, perché c'è quell'enorme parte di elettorato americano che si vuol sentir dire che l'unico problema degli Stati Uniti ha un nome, un cognome e una lunga barba.

Ma il punto qual è? Che la gente non sarebbe disposta ad accettare un'affermazione simile?
Oppure che il giorno successivo i mezzi di "informazione" monterebbero un enorme polverone, riproporrebbero le immagini del crollo delle torri gemelle e intervisterebbero Mc Cain in visita a una caserma di pompieri di New York? E così tutti i bei ragionamenti di Obama sarebbero scordati in un momento...

Non so: mi pare che il cervello dei popoli sia diventato più maneggevole e ubbidiente della mia aspirapolvere. O forse lo è sempre stato. O forse sto guardando tutto con occhi troppo italiani...
postato da: klochov alle ore 01:28 | link | commenti (4)
categorie: america, politica
venerdì, 06 giugno 2008

qualunquismo atomico

Nagasaki_Mushroom_CloudAhmadinejad e i pazzi fondamentalisti che tengono oppresso l'Iran con massicce dosi di autoritarismo e oppio dei popoli, sono delinquenti; la premessa si rende necessaria visto che a parlare di medioriente bisogna sempre andarci con i piedi di piombo.

(Al solo scopo di aumentare la vostra percezione della mia equidistanza vi dirò che l'influenza di imam, rabbini e papi nei comportamenti degli stati mi sembrano egualmente simboli del rincoglionimento delle masse. Aggiungo che più un paese basa la sua identità nazionale su quella religiosa, più mi pare propenso a commettere atrocità. Su questo l'Iran è in pole position.)

Detto ciò, stamattina leggo che dopo le solite svalvolanti dichiarazioni di Ahmadinejad sul tema "Israele scomparirà dalle cartine geografiche", il vice-premier israeliano Shaul Mofaz, ha commentato: "Se l'Iran proseguirà nei progetti di sviluppo di armi nucleari, lo attaccheremo." Nessuno si è scandalizzato.

Israele, inoltre, non conferma né smentisce il possesso di armi di distruzione di massa, pur essendo abbastanza chiaro che il suo parco missili e bombe è ben nutrito grazie alle cospicue forniture americane e al fatto che nessuno gli contesta il diritto a far parte del club del nucleare.

Però parla di attaccare l'Iran se soltanto quello non interromperà il processo di arricchimento dell'uranio: d'altronde - dicono gli osservatori occidentali - l'Iran sta violando il Trattato di Non Proliferazione Nucleare e Israele no: infatti è uno dei pochi che non ha nemmeno mai aderito!

Forse, se qualcuno s'impegna molto, può convincermi che bombe atomiche, napalm e uranio impoverito degli americani o dei loro alleati facciano meno danno rispetto a quelli prodotti in medioriente. Forse riuscirà a farmi credere che spetti veramente agli Stati Uniti e all'occidente l'autorità di decidere chi è un pericolo per la pace mondiale e chi no.

Ma dovrebbe essere molto persuasivo, perché immagino che ci sia una folta schiera di giapponesi, iraniani, vietnamiti, afghani, irakeni e palestinesi pronti a giurare il contrario...

Nel frattempo io resto con la mia teoria qualunquista: che le bombe sono tutte uguali, che chi le usa è un criminale e chi minaccia di usarle un terrorista.
postato da: klochov alle ore 23:58 | link | commenti (10)
categorie: america, politica, oriente
mercoledì, 09 aprile 2008

notizie random

rep_09_04_08La prima pagina di Repubblica.it di oggi riporta nella colonna di destra (quella delle foto e del gossip) una notizia random: "Bagdad, nella piazza simbolo la nuova statua della libertà".

Ma la notizia è vecchia di anni: basti vedere la condizione della statua, con la vernice verde ormai già scrostata.

Infatti l'informazione era stata data dalla BBC nel lontano Maggio 2003, quando la statua era stata installata, ovvero  appena un mese dopo il celebre abbattimento del monumento a Saddam Hussein.

alldonneLa nuova opera non era stata accolta con entusiasmo da tutti, per motivi di qualità (costruita con gesso e dipinta di verde per farla sembrare di bronzo) e di opportunità (la dedica "to freedom-loving people everywhere", durante l'infuriare della guerra...)

Nella foto proposta da Repubblica.it non si vede più, ma sul piedistallo della nuova statua, in grandi caratteri rossi, qualcuno aveva scritto: ALL "DONNE" GO HOME.

Anche con l'errore ortografico il messaggio era chiaro: tutto "fatto", andate a casa.

Dopo cinque anni il generale Petraeus, comandante delle forze americane in Iraq, continua a sostenere che il ritiro delle truppe dal paese sia prematuro.

Chissà, magari Repubblica.it, riesumando quell'immagine dall'archivio non voleva solo riempire a caso uno spazio vuoto, ma suggerire a tutti i suoi lettori questo tipo di indagine e riflessione...

Update: leggo sul blog di Pino Scaccia la sua direttissima testimonianza sulla statua di Piazza Firdos.
Tra i commenti c'è anche una precisazione: la scritta per gli americani era stata fatta ancor prima dell'innalzamento della nuova statua, subito dopo l'abbattimento della precedente.
Questo a riprova, come dice Pino, di quanto "sono importanti i testimoni. In una professione sempre più al desk."
postato da: klochov alle ore 18:25 | link | commenti (2)
categorie: america, politica, oriente, informazione
sabato, 10 novembre 2007

appunti per capire cosa succede in Pakistan

La storia politica e civile del Pakistan, fin dalla sua nascita con la separazione dall'India nel 1947, ha visto alternarsi regimi militari e frequenti virate verso la costituzione di uno stato islamico integralista.

PAKISTAN Dal 1988 al 1998 si alternarono i governi civili di Benhazir Bhutto e Nawaz Sharif. Quest'ultimo, però, iniziò a varare riforme in ottica accentratrice e dirigista, mentre la società civile era sempre più pervasa da clientelismo e corruzione e l'economia si stava progressivamente indebolendo.

Il generale Musharraf nel 1999 approfittò del malcontento diffuso nella popolazione per prendere il potere con un colpo di stato, poi legittimato attraverso riforme costituzionali.

Di recente si è impegnato, anche per le pressioni dei governi occidentali, in una transizione verso la democrazia, promettendo più volte di abbandonare il comando dell'esercito e mantenere solo il potere politico.

In questi ultimi giorni si stanno avvicinando le elezioni: Musharraf ha paura di perderle. La situazione nel paese si è fatta tesa per il malcontento nei suoi confronti sia da parte dei movimenti islamici, sia da parte degli attivisti per i diritti umani e civili.

Così, nelle vesti di comandante dell'esercito, ha dichiarato lo stato di emergenza per poter rimandare le elezioni: ha fatto arrestare migliaia di oppositori politici, ha sospeso la Costituzione, interrotto le comunicazioni delle televisioni private, disattivato i servizi telefonici. L'esercito presidia le strade.

Benhazir Bhutto, la leader dell'opposizione che si era volontariamente esiliata dal paese dopo il colpo di stato del '99, è rientrata in Pakistan per cercare un accordo con Musharraf per un governo di transizione, a patto che questo rinunci al comando delle forze armate.

Durante una manifestazione della Bhutto, un attentato suicida ha causato 136 morti e più di 500 feriti. Sembra che i responsabili siano da ricercare negli ambienti governativi.



Bush_in_Islamabad,Gli Stati Uniti iniziarono a fornire appoggio politico e militare al Pakistan negli anni '80, in cambio di una posizione anti-sovietica nel conflitto afghano: nell'occasione furono accolti nel paese migliaia di profughi di etnia pashtun che, una volta insediati nel paese contribuirono alla deriva islamista di alcune fazioni.

Musharraf, nonostante la massiccia presenza di gruppi islamici anche estremisti nel paese, si è dichiarato alleato dell'occidente nella lotta la terrorismo e dopo i fatti dell'11 Settembre aveva revocato il proprio appoggio al regime talebano in Afghanistan.

Gli Stati Uniti sono intervenuti anche con bombardamenti allo scopo di distruggere presunte postazioni talebane insediate nelle aree tribali del Pakistan.

In realtà c'è un intreccio difficile da sbrogliare tra la giustificazione americana della caccia ai terroristi, la repressione delle rivolte tribali nella parte nord-occidentale del paese e gli interessi legati all'approvvigionamento di gas di cui la zona è particolarmente ricca.

L'intervento degli Stati Uniti nel paese sta diventando sempre più pesante, anche militarmente parlando: l'instabilità del governo è problematica ma il generale Musharraf è pur sempre un alleato nella lotta al terrorismo.
postato da: klochov alle ore 17:49 | link | commenti (7)
categorie: america, politica, diritti umani, oriente, informazione
sabato, 20 ottobre 2007

Dropsie Avenue, Italia

C'è un bel fumetto, che si intitola Dropsie Avenue: è scritto e disegnato da un artista eccezionale, Will Eisner.

dropsieParla della vita di un quartiere americano, dal 1870 ad oggi; passando per l'industrializzazione, la grande depressione, il proibizionismo, la seconda guerra mondiale, la mafia, il Vietnam, la droga...

Mentre scorre la storia, tra i primi olandesi puri del quartiere, arrivano molti immigrati: prima sono inglesi, poi irlandesi, tedeschi, italiani e spagnoli, ebrei, sudamericani, neri e via dicendo.

In genere gli immigrati sono poveri, di aspetto e religioni diversi, alcuni violenti, altri vittime: tutti, comunque, guardati con sospetto.

Ogni volta il quartiere diventa più difficile da vivere, muore e rinasce, si creano conflitti e tensioni, alleanze e solidarietà: quando, faticosamente, un gruppo riesce ad integrarsi, ne arriva uno nuovo.

Nella prefazione all'edizione italiana, Will Eisner dice che non si aspettava di trovare, nella vecchia Europa, lo stesso fenomeno tipicamente americano di nascita e morte di un quartiere: ha scoperto che la storia di Dropsie Avenue è ancora più universale di quanto credesse.

Anche da noi, ciclicamente, arrivano immigrati: ogni gruppo che arriva si sostituisce al precedente nelle nostre preoccupazioni e nei quartieri popolari. C'è il momento dei marocchini, poi quello dei polacchi, senegalesi, albanesi, rumeni.

Anche qui è una storia che si ripete: forse vorremmo che fosse diversa, meno difficile, ma è così.
Esserne consapevoli, credere nell'integrazione e confidare in una storia progressiva, secondo me, è atto di saggezza.
postato da: klochov alle ore 00:22 | link | commenti (3)
categorie: america, politica, libri, europa
martedì, 16 ottobre 2007

la tortura in italia

Tale giudice Sitgraves, uomo di grande immaginazione, ha rifiutato all'Italia l'estradizione di Rosario Gambino, boss della mafia newyorkese, attualmente detenuto in Calfornia.

La motivazione: "This . . . coercion is not related to any lawfully imposed sanction or punishment, and thus constitutes torture"

Il 41bis, regime cui sono sottoposti alcuni esponenti della criminalità organizzata in Italia, sarebbe
tortura.

Qualcuno voglia chiarire al giudice in questione e ai politici americani che in passato si erano adoperati per la scarcerazione di Gambino, che, nonostante l'Italia abbia effettivamente qualche problema in materia,

- il 41 bis non si applica senza le relative garanzie come la detenzione a Guantanamo ai presunti terroristi negli Stati Uniti;
- il 41 bis non prevede la
pena di morte come in California;
- il 41 bis non prevede la tortura
da parte di militari americani come ad Abu Ghraib.

Qualcuno, inoltre, spieghi loro che se hanno affari importanti in corso con la famiglia Gambino, ce lo possono dire chiaramente: ci offendiamo di meno.
postato da: klochov alle ore 18:43 | link | commenti (5)
categorie: america, politica, giustizia
giovedì, 04 ottobre 2007

sicko

A vedere sicko di Michael Moore c'è da sentirsi molto fortunati a vivere in Europa.

sickoPoveri americani... fanno davvero tenerezza nel documentario. A leggere queste notizie, poi, addirittura compassione.

Per quanto ci riguarda da vicino, invece, la sanità pubblica in Italia ha sicuramente molti problemi: ma almeno esiste.

A me pubblico piace, come concetto.

All'epoca trovai buona l'idea di Rosy Bindi, di chiedere ai medici di scegliere: o pubblico o privato.
Per evitare conflitti d'interessi che talvolta si rivelano quantomeno imbarazzanti.

Al primo rimpasto di maggioranza, la Bindi fu sostituita in fretta e furia da Veronesi, cui quella riforma non piaceva.
Poi il governo di centro-sinistra fu rimpiazzato da quello di centro-destra e Sirchia finì il lavoro.
(Se non ricordo male.)
Peccato: non ho mai capito se poteva funzionare davvero.

Sarebbe importante riuscire a convincerci tutti - a sinistra come a destra - che almeno per quanto riguarda la sanità, pubblico è meglio.

Ed è meglio per tutti, ricchi e poveri.
postato da: klochov alle ore 23:59 | link | commenti (6)
categorie: america, politica, diritti umani
giovedì, 20 settembre 2007

muri

E' sorprendente come riusciamo a non imparare niente dalla storia.

L'Arabia Saudita ha fatto sapere che tra breve inizierà la costruzione di un muro per delimitare il confine con l'Iraq.
Berlinermauer
Risale a poco tempo fa il muro realizzato da Israele lungo i confini della Cisgiordania per impedire l'ingresso dei kamikaze a Gerusalemme...

E come dimenticare l'iniziativa americana di erigere un muro per dividere sunniti e sciiti, sempre in Iraq?

Delimitare, impedire, dividere.
Del resto a questo servono i muri.


Ma c'è ancora qualcuno convinto che sia questo, quello di cui c'è bisogno?
postato da: klochov alle ore 18:11 | link | commenti (5)
categorie: america, politica, oriente
mercoledì, 12 settembre 2007

avoid criticizing

La notizia è che le Nazioni Unite avrebbero deciso di rimandare la pubblicazione del Rapporto trimestrale sullo stato dei diritti umani in Iraq.

Lo dice il Washington Post.
Motivazione: "to avoid criticizing Washington and Baghdad"

La proroga sarebbe stata chiesta dall'ambasciatore americano in Iraq.
Il ritardo avrebbe permesso di posticipare il dibattito sulle evidenze riportate dall'ONU, almeno fino all'intervento del generale Petraeus e dello stesso ambasciatore Crocker di fronte al Congresso Americano.

Iraq_mapFinalmente il generale e l'ambasciatore hanno fatto il loro intervento, ci hanno rassicurato sul fatto che la loro testimonianza non è stata scritta o rimaneggiata dal Pentagono o dalla Casa Bianca (sic!),
hanno ammesso che il 2006 è stato un anno un po' difficile per l'Iraq,
ma che la situazione sta migliorando tantissimo,
che piano piano le truppe andranno diminuite, ma senza correre troppo.

E comunque se ne riparlerà nel 2008.

Ora siamo tutti impazienti di leggere il rapporto dell'ONU e capire perché avrebbe potuto imbarazzare i signori Crocker e Petraeus.

Sarebbe interessante anche sapere se dopo potremo "criticize" o se i signori del Congresso preferiscono di no.
postato da: klochov alle ore 16:41 | link | commenti (5)
categorie: america, politica, diritti umani, informazione