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lunedì, 23 giugno 2008

the power to be different


Senza cattive intenzioni nei confronti del Tibet, sia chiaro.

Tuttavia questa pubblicità (oltretutto di un prodotto di lusso) mi sembra di una paraculaggine estrema.

Ve lo immaginate Richard Gere che prende la sua macchinona e da Hollywood va in Sudan? Sì, vabbè, c'è una crisi umanitaria, ma quelli sono neri e si ammazzano tra loro. Inoltre c'è un sacco di siccità e la macchina mica ti arriva lucida in quel modo.

Il Tibet invece è in montagna e ci sono i bambini monaci: fa chic, soprattutto per il contrasto cromatico neve - porpora della tonaca. Ora il popolo tibetano va di gran moda. Qualcuno vada a suggerire agli altri popoli di aumentare il loro appeal, e magari la pubblicità di un prodotto dietetico se l'aggiudica il Darfur.

PS: e poi sull'indipendenza, si sa, noi occidentali siamo così: Cecenia no, Tibet sì, Irlanda del nord no, Kosovo sì, Paesi baschi no. Sul Kurdistan invece aspettiamo di capire come fare per il petrolio.
postato da: klochov alle ore 23:52 | link | commenti (7)
categorie: politica, africa, diritti umani, oriente
martedì, 03 giugno 2008

fame nel mondo

postato da: klochov alle ore 23:30 | link | commenti (5)
categorie: politica, diritti umani
venerdì, 30 maggio 2008

centri di permanenza temporanea

I CPT... ne stanno riparlando: dovranno essere più grandi, più sorvegliati, più a prova di fuga.
Dovranno esserci stipati tutti i clandestini, tutti i delinquenti; dovrà essercene uno in ogni città. Non dovrebbero essere più tanto temporanei...

A proposito di CPT, farebbe bene a tutti rileggere questo articolo di Fabrizio Gatti:
Il Mediterraneo stasera ha il respiro lento. Sotto il cielo senza luna, l'acqua non si vede. Si sente soltanto il suono, due o tre metri laggiù ai piedi della scogliera.
Prima del salto, bisogna sincronizzarsi con il ritmo del mare. Entrare in acqua quando l'onda è più alta, sfruttare la risacca e allontanarsi subito dalle rocce. Uno. Due. Al tre il freddo già avvolge il corpo: da questo momento sono Bilal Ibrahim el Habib... (continua su L'Espresso)
postato da: klochov alle ore 21:15 | link | commenti (2)
categorie: politica, giustizia, diritti umani
sabato, 24 maggio 2008

il sonno della ragione

El_sueño_de_la_razón_produce_monstruosFunziona così: che la disperazione esplode e la paura che gli altri siano colpevoli della nostra miseria risveglia istinti animali. Il sonno della ragione, si sa, genera mostri.

Le immagini che arrivano in questi giorni dal Sud Africa ritraggono persone povere che uccidono e seviziano altre persone povere. Ho visto in un filmato il linciaggio di un uomo dello Zimbabwe: ragazzi in tuta e ciabatte lo picchiavano con lunghi pali sulla schiena e sulla testa. Mi sono tornate in mente le immagini di un film del 1989, "Un'Arida Stagione Bianca" in cui si parlava di apartheid.

Le vittime delle violenze di questi giorni in Sud Africa sono gli stranieri, provenienti da Zimbabwe, Mozambico, Nigeria, Somalia. Il paese è una meta di immigrazione da tutto il continente, e molti stranieri trovano occupazione nelle numerose miniere, ma i più preparati anche nelle fabbriche e nel settore dei servizi.

I sudafricani più poveri percepiscono gli stranieri da un lato come ladri di posti di lavoro, dall'altro imputano specialmente agli immigrati dallo Zimbabwe la responsabilità per la crescita della criminalità nel paese.

Il presidente Thabo Mbeki invita a fermare la violenza xenofoba, ma non fa niente per favorire l'accoglienza di immigrati in fuga da zone di guerra o regimi autoritari, legittimando ufficialmente i loro governi e non riconoscendo le questioni umanitarie che portano alla fuga verso il Sud Africa.

Le istituzioni e la società civile condannano le violenze, ma la distanza tra la ragionevolezza e la paura, tra l'accoglienza e la disperazione è incolmabile.

La distanza tra Ponticelli e Johannesburg non è molta.

Il mondo mi sembra sembra sempre più popolato di mostri, mentre tutti dormiamo, preoccupati del nostro ombelico.
postato da: klochov alle ore 16:42 | link | commenti (6)
categorie: politica, africa, diritti umani
lunedì, 19 maggio 2008

Europa e noi

Moreau,_Europa_and_the_Bull...tremulae sinuantur flamine vestes.
(Ovidio, le metamorfosi, II 785)



Quando penso a quello che sta succedendo in questi giorni nelle nostre città, al risentimento sociale che sfocia in violenza verso i più deboli, provo anche un po' di paura: questi fatti  (roghi, deportazioni, blitz con manganelli, proposte di leggi razziali...) non sono così diversi da quelli che diedero l'avvio a quello che i Rom chiamano porajmos: la loro poco nota shoah.

Poi riprendo fiato e penso che siamo in Europa, che dipendiamo ormai troppo da questa comunità per ignorarne i principi fondanti oltre un certo limite.

In attesa di nuovi meritati provvedimenti contro l'Italia, mi accontento di riproporvi una risoluzione dello scorso 15 novembre.

Franco Frattini, attualmente ministro degli esteri, era commissario europeo responsabile per Giustizia, libertà e sicurezza (vi ricorderete senza dubbio che lo avevamo dovuto sostituire a Buttiglione, rispedito a casa per mancanza di decenza) e aveva fatto questa dichiarazione:
«Quello che si deve fare è semplice: si va in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo, e a chi sta lì si chiede "tu di che vivi?". Se quello risponde "non lo so", lo si prende e lo si rimanda in Romania. Così funziona la direttiva europea. Semplice e senza scampo»
Ma - purtroppo per Frattini - non è così semplice e senza scampo.

Il Parlamento Europeo, indignato per le parole del commissario, si affrettò a spiegare che la direttiva 38 del 2004 (quella invocata da Frattini per fare pulizia) circoscrive le possibilità di espulsione di un cittadino dell'Unione entro limiti ben definiti, ribadendo che "qualsiasi legislazione nazionale deve rispettare rigorosamente tali limiti e garanzie" (punti 4 e 5 della risoluzione).

Il Parlamento conferma un principio di diritto basilare, dichiarando inaccettabile la responsabilità collettiva: ovvero riafferma che la responsabilità di un reato è sempre personale e non può essere in alcun modo attribuita ad un'intera comunità.

Ritiene fondamentale "la lotta contro qualsiasi forma di razzismo e xenofobia e qualsiasi forma di discriminazione e stigmatizzazione basate sulla nazionalità e sull'origine etnica".

In conclusione dedica un pensiero al commissario italiano:
«Ritiene che le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana da Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione, in occasione dei gravi episodi verificatisi a Roma, siano contrarie allo spirito e alla lettera della direttiva 2004/38/CE, direttiva che gli si chiede di rispettare pienamente»
È importante ricordare questi episodi, anche per dare la misura di quanto le parole del nostro governo siano spesso campate in aria, invochino provvedimenti che - di fatto - non potranno adottare, e di come la loro unica funzione sia quella di gettare benzina sul fuoco. Ormai in senso non figurato.
postato da: klochov alle ore 23:46 | link | commenti (7)
categorie: politica, europa, diritti umani
domenica, 18 maggio 2008

mi viene da vomitare

Il mestiere più antico del mondo è quello della vendita del proprio corpo.

È utile ricordare che si tratta di un mestiere che non va in crisi perché c'è sempre chi compra.

È un mestiere che si svolge a vari livelli in vari luoghi: nelle strade, nelle stanze d'albergo, negli studi televisivi, nei ministeri o in parlamento.

A seconda di dove si esercita ci sono diversi tipi di clienti: poveracci, conduttori televisivi, fotografi, parlamentari, re e industriali.

Chi è costretta a vendersi per strada, al margine della società per tirare avanti, mi fa tanta compassione. Penso alla paura, alla violenza, alla sporcizia, ai ricatti.

Chi vende il proprio corpo in TV o sotto le scrivanie dei potenti per un posto da valletta, o viste le ultime novità, alla camera dei deputati, tende a farmi rabbia.
Penso all'opportunismo, alla mancanza di rispetto per se stesse, allo svilimento della figura femminile.

Quando vedo foto come queste, dove povere criste vengono strattonate e arrestate come le peggiori criminali tra le risate e gli insulti di chi forse la sera prima ha pagato
25 euro per una scopata in macchina, provo tanta tantissima vergogna di vivere ancora in questo paese.
postato da: klochov alle ore 17:15 | link | commenti (10)
categorie: politica, diritti umani, costume
giovedì, 13 marzo 2008

mille e cinquecento vite


Rwandan_Genocide_Murambi_skulls

La storia del genocidio ruandese è di quelle che fanno rabbrividire e interrogarsi sulla follia umana.

In quel delirio che portò al massacro di quasi un milione di persone in tre mesi, le responsabilità occidentali sono enormi: la stessa divisione tra Tutsi e Hutu, le etnie coinvolte nel genocidio, è quasi interamente frutto del metodo di governo colonialista "divide et impera". L'atteggiamento dei governi europei ed americano nei confronti degli eventi del 1994 ha oscillato tra l'indifferenza e la complicità.

Il Ruanda oggi è un paese che deve ricostruire se stesso e trovare il bandolo della matassa dopo eventi mostruosi e inconcepibili. L'occidente oggi si rammarica di quegli eventi e continua a fuggire dalle sue responsabilità.

La vicenda di Padre Athanase Seromba, condannato all'ergastolo dal Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, è emblematica. (un'ottima ricostruzione qui)

L'accusa è semplice: il sacerdote avrebbe "accolto" nella sua parrocchia un enorme gruppo di Tutsi in fuga dai massacri. Poi li avrebbe rinchiusi e dato ai "cacciatori" il permesso di abbattere la chiesa (nonché alcuni consigli per rendere più efficace l'azione), ottenendo in un sol colpo la morte di 1500 persone.

All'indomani dei massacri, la chiesa ruandese ha protetto la fuga del sacerdote e l'ha mandato al sicuro in Italia, dove il sacerdote ha gestito parrocchie ed è stato ospite della curia fiorentina sotto falso nome.

Il Tribunale Penale Internazionale, riuscito a rintracciarlo, ne ha chiesto l'estradizione per il crimine di genocidio. Ma l'Italia, con l'allora ministro della giustizia Castelli e Presidente del Consiglio Berlusconi ha opposto ripetuti rifiuti. Il sacerdote, così, ha continuato a vivere indisturbato con la protezione dell'Italia e del Vaticano.

Dopo numerose pressioni a livello internazionale da parte del Tribunale, delle Nazioni Unite e di organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e altre, il Vaticano ha acconsentito, dietro alcune rassicurazioni, a consegnare Padre Seromba alla giustizia.

Non mi scandalizzo certo del fatto che ai massacri abbiano partecipato anche dei religiosi: di questo m'interessa poco o niente.

La vergogna è tutta nei nostri governi perbene e occidentali che, lungi dal riconoscere le proprie responsabilità, si adoperano per coprire la latitanza di criminali accusati (e condannati) per genocidio.

In particolare l'Italia è sempre disponibile quando si tratta di acconsentire alle richieste del Vaticano. Sempre a tutela della vita, eh.
postato da: klochov alle ore 20:59 | link | commenti (7)
categorie: politica, religione, giustizia, africa, diritti umani
lunedì, 11 febbraio 2008

alla fiera del middle-est

Crop_Book_of_Isaiah_2006-06-06Dico la mia, con cautela, sulla presenza di Israele alla Fiera del Libro di Torino.

Premesso che la politica dell'attuale governo di quel paese è criminale, non credo che la situazione si risolva non ospitando Yehoshua, Amos Oz o Grossman nel contesto di un evento culturale.

In occasione della presenza di autorità politche israeliane, sarebbe una buona idea organizzare manifestazioni e iniziative di protesta (come sarebbe opportuno anche nei confronti di rappresentanti di altri paesi che violano apertamente i diritti umani, dagli Stati Uniti all'Iran.)

Questo perché criticare quel governo è necessario: è troppo grave quello che sta accadendo al popolo palestinese.

Ma sbagliare metodo e obiettivo è pericoloso: la strumentalizzazione da parte dei potenti annienta il dissenso.
postato da: klochov alle ore 18:55 | link | commenti (8)
categorie: politica, libri, diritti umani, oriente
giovedì, 03 gennaio 2008

il machete e il fiammifero

Machete_knife_blade
Il Kenya è meta di vacanza per molti europei: spiagge, parchi nazionali, villaggi turistici, grandi alberghi con piscina. Ma in questi giorni si è guadagnato - per un po' - l'attenzione dei giornali per gli scontri successivi alle elezioni politiche: da domenica si contano circa 300 morti e decine di migliaia di sfollati.

Alla comparsa dei machete tra le mani dei manifestanti anti-governativi tutti evocano lo spettro del genocidio ruandese: non solo gli osservatori internazionali, ma anche i protagonisti delle elezioni, il presidente uscente Kibaki e il suo sfidante Odinga, che si accusano a vicenda.

Lo scontro è passato rapidamente dalla politica alla questione etnica: il presidente Kibaki, accusato di brogli, fa parte dell'etnia maggioritaria Kikuyo, mentre Odinga appartiene ad un gruppo di minor potere - i Luo - stanziati nelle aree più povere del paese.

Il concetto di violenza tribale risveglia un pregiudizio tutto occidentale sull'arretratezza del selvaggio continente africano.

Il pregiudizio però non considera che spesso, e
in tempi relativamente recenti, i diversi gruppi etinici sono stati aggregati in stati nazionali in modo totalmente arbitrario dalle potenze coloniali.
Gli occidentali, inoltre, tendevano ad accentuare le differenze culturali tra etnie pacificamente conviventi, e dividerle in classi sociali anche economicamente distanti, per meglio controllare tutta la popolazione.

Quando migliaia di persone degli slums mancano di acqua e cibo, vivono nelle discariche in totale povertà e abbandono, se si fornisce loro un capro espiatorio, magari un gruppo etnico vicino, ma mediamente più benestante, non è questione di arretratezza, ma di avvicinare un fiammifero acceso ad una polveriera.
postato da: klochov alle ore 22:39 | link | commenti (6)
categorie: politica, africa, diritti umani, informazione
sabato, 08 dicembre 2007

l'emendamento discriminato

Pink_triangleProviamo a capire qualcosa dell'emendamento sulle discriminazioni che si cerca di inserire nel "pacchetto sicurezza".

L'emendamento, che fa tanto discutere e agitare la senatrice Binetti, il Ministro Mastella e altre componenti del cosiddetto centrosinistra, intende modificare l'art.3 della Legge 654 del 1975.

Questa legge, oltre ad accogliere nel nostro ordinamento la Convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale,
prevede:

- la reclusione fino ad un anno e sei mesi o una multa per chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
- la reclusione da sei mesi a quattro anni per chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per gli stessi motivi.

(Da notare che la versione originaria del 1975 non prevedeva tra le tipologie di discriminazione quella fondata su motivi di religione, che fu opportunamente introdotta nel 1993.)

Con la modifica in discussione oggi, questa legge verrebbe ulteriormente integrata con un riferimento all'art.13 del Trattato istitutivo della Comunità Europea, come modificato nel 1997.

Infatti, con il Trattato di Amsterdam, l'Europa evolve il concetto di discriminazione, portandolo a comprendere le differenze di: sesso, razza, origine etnica, religione, convinzioni personali, handicap, età e tendenze sessuali.

La nuova formulazione della legge italiana del 1975, quindi, prevederebbe:

- fino a 3 anni di carcere per chi incita a commettere o commette atti di discriminazione secondo la definizione del Trattato di Amsterdam;
- la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi incita a commettere o commette atti di violenza per motivi discriminatori.

E' di questo che stiamo parlando, quindi: adeguare o meno la legislazione nazionale al concetto di discriminazione che l'Italia ha già dichiarato di condividere con l'adesione al Trattato di Amsterdam.

Questo non significa che possa diventare reato l'opinione di chi si dichiara contrario all'adozione da parte di coppie gay nell'ambito di una discussione seria sui criteri di valutazione dei requisiti per l'ammissione all'istituto dell'adozione. Punire la discriminazione non significa punire il dibatitto sulle differenze.

Significa ammettere un concetto di discriminazione più ampio e condiviso a livello europeo. Significa iniziare ad affermare che è necessario riconoscere ad ogni individuo il diritto di scegliere il proprio orientamento sessuale, al pari della propria religione o opinione politica.

Spesso si dimentica che insieme agli ebrei (discriminazione sulla base della religione e della razza), ai comunisti e dissidenti (opinioni), ai rom (nazionalità) e agli handicappati, le leggi razziali colpivano anche gli omosessuali (tendenze sessuali).

Update:
l'errore contenuto nel testo non è tanto quello di aver sbagliato numero dell'articolo, ma indicazione del trattato. Se uno di quelli che ne dovrebbe sapere più dei blogger passa da qui, tenga conto che è sufficiente cambiare - come avevo fatto io - "Trattato di Amsterdam" con "Trattato istitutivo della Comunità Europea".
Inoltre, l'obiezione sulla differenza della vincolatività dei Trattati e delle direttive (immagino che per delibere questo intendano) è vuota di senso.

postato da: klochov alle ore 17:39 | link | commenti (12)
categorie: politica, religione, giustizia, europa, diritti umani, informazione