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martedì, 18 agosto 2009

poeti

Dov'è quel vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per tutti i novant'anni,
fronteggiando il nevischio a petto nudo,
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti,
né al denaro, né all'amore, né al cielo?

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River - Traduzione a cura di Fernanda Pivano
postato da: klochov alle ore 22:33 | link | commenti (1)
categorie: libri
domenica, 12 ottobre 2008

resistibili ascese

brecht_uiE voi, imparate che occorre vedere
e non guardare in aria; occorre agire
e non parlare. Questo mostro stava,
una volta, per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora
non cantiamo vittoria troppo presto:
il grembo da cui nacque è ancor fecondo.

---

È relativamente facile controbattere l'invito rivolto all'arte a trattare la brutalità con delicatezza, ad innaffiare con garbo la gracile pianticella della conoscenza, a mostrar fiori a chi ci ha mostrato bastoni ecc [...]

Ma così non è ancora condannata l'immoralità di chi invita la satira a non immischiarsi nelle cose serie. Proprio di cose serie si occupa la satira.

I grandi delinquenti politici vanno denunciati, esponendoli soprattutto al ridicolo.

Giacché essi anzitutto non sono grandi delinquenti politici, bensì autori di grandi delitti politici, il che è assai diverso.

Bertolt Brecht, La resistibile ascesa di Arturo Ui.
postato da: klochov alle ore 11:31 | link | commenti (1)
categorie: politica, libri
giovedì, 25 settembre 2008

elogio del relativismo

ZagrebelskyRelativismo, contrariamente a ciò che dice il magistero cattolico, che parla addirittura di "dittatura" o "dispotismo del relativismo", non significa affatto condanna delle convinzioni morali; non significa che una cosa vale l'altra e che dunque nulla ha valore.

Sul piano della vita individuale, significa che le convinzioni, i valori, le fedi sono, per l'appunto, relativi a chi li professa e che nessuno può a priori imporli agli altri.

Sul piano della vita collettiva, relativismo significa che queste relatività devono poter entrare nel libero dibattito per cercare condivise soluzioni normative ai problemi del vivere comune, senza veti pregiudiziali.

La democrazia deve essere orgogliosa di questo suo carattere. Tutte le volte che supinamente se ne scusa, chiede venia e quasi si vergogna, ripudia se stessa.

Gustavo Zagrebelsky, Contro l'etica della verità.
postato da: klochov alle ore 22:10 | link | commenti (8)
categorie: politica, libri, religione
martedì, 02 settembre 2008

godot (current mood)

BeckettS_AspettandoGodot



Ma l'abitudine di tutta una vita
ha fatto sì che ancora una volta
per un momento io mi sia girato
a veder se per caso Godot era arrivato.

Claudio Lolli, Aspettando Godot










postato da: klochov alle ore 18:20 | link | commenti (4)
categorie: libri, io
giovedì, 14 agosto 2008

previsioni platoniche

repubblica_platone- Ma che dire, per gli Dei, di questi affari di piazza, di quei contratti reciproci che ognuno stipula sul mercato, e se vuoi anche dei contratti di lavoro manuale, delle ingiurie e violenze e intentamenti di cause, e nomine di magistrati, e se si rendono necessarie imposizioni o riscossioni di gabelle sui mercati, ed i porti, ed in genere gli affari di polizia del mercato, o cittadina, o portuale o simili: di tutto ciò vorremmo fissar qualcosa per legge?

- Ma non è il caso, disse, di stare a fare delle prescrizioni a dei perfetti valentuomini, ché questi facilmente troveranno da sé la maggior parte delle cose che occorre fissare per legge.

- Si, amico, dissi, purché la divinità conceda loro la integrità di quelle tali leggi da noi prima esaminate. [leggi "morali"]

- E se no, fece, passeranno la vita a stabilire sempre e riformare una quantità di simili norme, ritenendo di poter raggiungere la perfezione.

Platone, La Repubblica.
postato da: klochov alle ore 17:34 | link | commenti (5)
categorie: libri, giustizia
venerdì, 08 agosto 2008

evoluzionismo sotto l'ombrellone

dawkinsIn questo finesettimana, se le spiagge libere del Tirreno mi accoglieranno benevolmente, mi potreste incontrare sotto un ombrellone a leggere The god delusion, di Richard Dawkins (edito in italia da Mondadori con il titolo L'illusione di Dio).

È un testo che può essere liberatorio per chi, pur non credendo, ritiene doveroso quel rispetto esasperato che viene richiesto di fronte ad assurdi comportamenti dettati da qualche confessione religiosa. È una di quelle risorse cui pensare nell'infausta ipotesi di qualche tentazione fideista o teista.

Dà un contributo molto interessante al dibattito sull'educazione religiosa dei bambini, accostando in maniera illuminante  i catechismi confessionali all'indottrinamento politico dei piccoli, che tanto ci scandalizza.

È un libro ironico, dissacrante, lucidissimo e di piacevole lettura. Sì, anche sotto all'ombrellone, se vi capita.

"Not enough evidence, God,
not enough evidence!"

Bertrand Russell
postato da: klochov alle ore 19:29 | link | commenti (3)
categorie: politica, libri, religione, io
domenica, 11 maggio 2008

il presidente del senato e lo share

Ieri sera Marco Travaglio era ospite di Fazio a Che tempo che fa: parlava dell'informazione e diceva che alcune notizie vengono taciute dai giornalisti della tv e della carta stampata per non dispiacere ai politici.

Adesso che pdl e pd si sono messi in ottica di tarallucci e vino, ovviamente, le notizie che spariscono sono la maggior parte.

Travaglio ha citato come esempio alcuni rapporti che Schifani ha avuto con persone di dubbia integrità. Non se l'è inventato in quel momento, non è uno scoop, non è una novità: è già scritta su un libro (qui il brano riportato sul suo blog) quindi, in teoria, non è la prima volta che la questione viene all'attenzione del pubblico. Questo, in estrema sintesi, quello cui Travaglio alludeva:
Schifani è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell'imprenditore Benny D'Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Questo non rientra nella sfera dell'opinabile: sta scritto su documenti pubblici e accessibili a tutti quei giornalisti che non hanno dimenticato il singificato della parola. Schifani non smentisce per un unico motivo: non può smentire.

Leggendo i giornali di oggi, lo scandalo è che quel fatto sia stato riportato durante una trasmissione che ha buoni ascolti. Finché viene scritto in un libro, pazienza: tanto il popolo bue non legge, guarda solo la tv.

Travaglio è stato un genio: ha dimostrato con i fatti quello che stava dicendo.
Nessuno parla del merito della questione, ovvero che il presidente del senato ha fatto affari con mafiosi, parlano tutti del fatto che non se ne doveva parlare.

Insomma: Travaglio può scrivere quanti libri vuole, tanto si rivolge al solito pubblico tendenzialmente informato. L'importante è che non venga a raccontare quelle cose in programmi televisivi troppo popolari: la tv la vede la maggioranza degli italiani...

Essenzialmente è sempre un problema di share...
postato da: klochov alle ore 23:21 | link | commenti (12)
categorie: politica, libri, informazione
sabato, 26 aprile 2008

dopo la luce

pasolini2Non so perché trafitto
da tante lacrime sogguardo
quel gruppo di ragazzi allontanarsi
nell'acre luce di una Roma ignota,
la Roma appena affiorata dalla morte,
superstite con tutta la stupenda
gioia di biancheggiare nella luce:
piena del suo immediato destino
d'un dopoguerra epico, degli anni
brevi e degni d'un'intera esistenza.

Li vedo allontanarsi: ed è ben chiaro
che, adolescenti, prendono la strada
della speranza, in mezzo alle macerie
assorbite da un biancore che è vita
quai sessuale, sacra nelle sue miserie.
E il loro allontanarsi nella luce
mi fa ora raggricciare di pianto:
perché? Perché non c'era luce
nel loro futuro. Perché c'era
questo stanco ricadere, questa oscurità.

Sono adulti, ora: hanno vissuto
quel loro sgomentante dopoguerra
di corruzione assorbita dalla luce,
e sono intorno a me, poveri uomini
a cui ogni martirio è stato inutile,
servi del tempo, in questi giorni
in cui si desta il doloroso stupore
di sapere che tutta quella luce,
per cui vivemmo, fu soltanto un sogno
ingiustificato, inoggettivo, fonte
ora di solitarie, vergognose lacrime.

(Pier Paolo Pasolini, Lacrime da "La Ricchezza" 1955-1959)
postato da: klochov alle ore 16:00 | link | commenti
categorie: politica, libri
giovedì, 10 aprile 2008

il libro del mondo

Honoré_Daumier_034
Quando sono in treno ho la sensazione di essere nel mondo reale. Mi spiego meglio: i treni, le stazioni, come i porti, per definizione sono crocevia dell'umanità e l'attesa connaturata al viaggio dà l'occasione, grazie anche alla vicinanza coatta con gli altri, di osservare persone, gesti e cose.

Io cerco di farmi i fatti miei, ma non mi riesce mai del tutto. Ieri ad esempio leggevo un piacevole romanzo, e di fronte avevo un ragazzo vestito casual ma ricercato, con una valigetta di pelle.
La valigetta era nuovissima, infatti aveva quell'odore intenso della pelle appena lavorata, e ho pensato che fosse fresco di laurea. Leggeva un libro di critica letteraria e prendeva appunti. Fresco di laurea in lettere, magari. A lato i classici turisti americani, con la lonely planet di Firenze.

Ad ogni viaggio si accumulano personaggi, brandelli di storie che s'indovinano o racconti urlati nel cellulare per sovrastare il rumore del ferro sulle rotaie.

Così, mi faccio distrarre volentieri e alzo la testa dal libro, perché mi sembra di averne davanti uno ancor più significativo: il libro del mondo, con parole cangianti e nessuna scrittura*...

Ieri, lasciando il ragazzo con la valigetta e i turisti americani ho dovuto cambiare treno. La nuova carrozza, di quelle lunghissime simili - ma solo per dimensioni - all'eurostar, era abbastanza vuota e una distintissima signora in tailleur parlava al cellulare inseguendo la linea e un posto in cui stare isolata.

Era una candidata sindaco di qualche città o paese, e parlava al telefono con un giornalista. Parlava di par condicio, con voce impostata, dettagliava i suoi spostamenti, si scandalizzava per alcune dichiarazioni, si profondeva in continui "ma io ringrazio lei".

Poi è arrivata una vecchina, con un borsone, e si è seduta vicino alla candidata, che se n'è andata infastidita mormorando al giornalista qualcosa contro gli spazi informativi concessi al PDL.

Io, con la testa nascosta dietro al mio libro, avevo l'impressione che questa fosse l'ennesima dimostrazione di come i politici fanno di tutto, meno che leggere il libro del mondo, da cui tanto avrebbero da imparare.

*Khorakane, F.De André, Anime Salve.
postato da: klochov alle ore 12:59 | link | commenti (9)
categorie: politica, libri, io , x - politiche 2008
martedì, 18 marzo 2008

tibet e lavoro

Da più parti si chiede il boicottaggio delle Olimpiadi perché la Cina non rispetta i diritti umani, in prticolare per la repressione dei tentativi di indipendenza del Tibet.

Siamo bravi, noi occidentali, a mostrarci severi quando si tratta di rimproverare la mancata concessione di diritti che - a noi - non costano niente.

Nel 2006 il governo cinese propose una legge per la regolamentazione del diritto del lavoro, che prevedeva l'obbligo per tutti di stipulare contratti regolari, l'introduzione di un salario minimo, la regolamentazione della rappresentatività sindacale e un tentativo di stabilizzazione della durata dei contratti di lavoro.

La Camera di Commercio americana in Cina e, seppur più defilata, anche la Camera di Commercio europea si sono opposte a questa riforma, sostenendo che queste norme avrebbero causato un aumento del costo del lavoro.

Le imprese occidentali sono arrivate a minacciare la Cina di spostare le loro aziende in paesi dove il costo del lavoro era più basso!

La vicenda è stata riportata dai giornali americani e ed è arrivata fino al Congresso: alcuni membri hanno scritto una lettera al presidente Bush per chiedere di prendere le distanze dalla posizione delle corporations.

Le lobbies delle multinazionali, nonostante la pressione delle organizzazioni internazionali per la tutela del lavoro, sono riuscite ad ottenere un alleggerimento della legge che è entrata in vigore il 1 gennaio 2008, privata di molte delle norme che avrebbero dato maggiore stabilità e sicurezza al lavoro del popolo cinese.

Da queste parti non si è parlato di tutto ciò  (il resoconto dell'intera vicenda in inglese è qui*), forse perché conviene dire che, per essere competitivi, bisogna essere flessibili come i cinesi...

... anche se il lavoro non regolamentato fa - nel paese delle olimpiadi - più di 100.000 morti all'anno: ma sono operai, contano anche meno dei tibetani.


(*Cit. da Luciano Gallino in Il lavoro non è una merce, Laterza 2007)
postato da: klochov alle ore 23:31 | link | commenti (7)
categorie: politica, libri, lavoro, oriente