klochov

diario politico

Chi sono

Blogger: klochov
Nome: klochov
"Non possiamo più - ci disse - ritirarci. Abbiamo Mosca alle spalle" (Franco Fortini, Composita Solvantur)
Firefox 3

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

www.kilombo.org
martedì, 22 luglio 2008

diritti indisponibili

Raccolgo l'invito di Metilparaben e Mina Welby e vi invito a pensare con gratitudine e stima al coraggio di Paolo Ravasin.

Ci sono conquiste che l'uomo raggiunge con tenacia, forza di volontà, studio, lavoro e fatica. Ma sembra che la conquista dei diritti civili stia passando per la sofferenza di alcune persone e delle loro famiglie: Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, Paolo Ravasin...

Intorno a queste persone che affermano il proprio diritto alla libertà e all'autodeterminazione, c'è sempre un accerchiamento di corvi e sciacalli che invocano a tratti Dio, a tratti la legge per cercare di riappropriarsi dell'autorità su ciò che è bene e ciò che è male.

Ci sono diritti indisponibili secondo il nostro ordinamento. La norma ha una ratio sensata e importante: vuole evitare che qualcuno possa cedere la propria vita, la propria libertà o il proprio corpo trovandosi in una posizione di debolezza o necessità.

L'evoluzione della morale sociale e la laicità dello stato dovrebbero spingere un legislatore responsabile a ripensare l'impostazione delle norme a tutela della persona e, mantenendo saldi i diritti fondamentali espressi nella prima parte della Costituzione, offrire finalmente norme adeguate ai progressi medici e scientifici, valorizzando la consapevolezza e la libertà di scelta di ognuno sui trattamenti cui sottoporsi per prolungare la propria vita.

L'indisponibilità del diritto alla vita e alla libertà e degli atti di disposizione del proprio corpo non deve proteggere l'uomo da se stesso, ma dagli altri. In un contesto come quello della malattia terminale la tutela della vita, del corpo e della libertà di una persona diventa terribilmente importante: il malato non ha bisogno di difendersi da se stesso, inerme e sofferente, ma dagli altri e dalle arbitrarie decisioni che lo riguardano.

I diritti indisponibili sono tali perché sono quelli fondamentali, parti integranti della persona, ed è ridicolo che il nostro ordinamento non sia ancora adeguato a tutelarli appieno, attraverso una norma che nel momento di maggior debolezza di un individuo gli restituisca il diritto di sottrarre il proprio corpo, la propria vita e la propria libertà all'arbitrio altrui.

Per il resto voi, corvi e sciacalli che pasturate sul dolore delle persone, tenetevi alla larga e sappiate che lentamente, grazie a persone che parlano della propria sofferenza e non di quella altrui, i diritti civili si affermeranno. Perché è inutile: la storia e la civiltà, vostro malgrado, vanno avanti.
postato da: klochov alle ore 20:00 | link | commenti (4)
categorie: politica, religione, giustizia
mercoledì, 16 luglio 2008

viene a mancare il terreno

daumier_1372
A distanza di quasi venti anni dalla seconda edizione, ormai da tempo esaurita, questa terza edizione può mettere a profitto le esperienze forensi, annotate giorno per giorno, di un periodo di eccezionali cataclismi, in cui anche la giustizia ha avuto le sue catastrofi (ma anche le sue vittorie): il periodo delle persecuzioni politiche e razziali, la guerra esterna ed interna, la lunga agonia del trapasso dalla dittatura alla libertà, e poi il faticoso decennio del dopoguerra, durante il quale è avvenuto, purtroppo, che gli scandali giudiziari siano diventati a poco a poco l'arma preferita delle lotte di parte.

Dure prove anche per la Magistratura: anzi, micidiali e angosciose per essa più che per ogni altro ordine di pubblici uffici, perché in tempi di tirannia o di scatenati odî civili pare che venga a mancare il terreno ove possa metter radici qualsiasi forma di ordinata e imparziale giustizia.

Piero Calamandrei, prefazione alla 3 edizione di Elogio dei giudici, 1954.

Illustrazione: Honoré Daumier.
postato da: klochov alle ore 16:29 | link | commenti (9)
categorie: politica, giustizia
lunedì, 14 luglio 2008

obama e osama

Cosa stavamo dicendo?

obama_ney_yorker
The New Yorker, numero in uscita il 21 Luglio.
postato da: klochov alle ore 19:24 | link | commenti (6)
categorie: america, politica, informazione

il cervello dei popoli

"I think plotting and engineering the death of 3,000 Americans justifies such an approach [death penalty]." Barack Obama
Se l'avesse detto Bush, mi potrei limitare a chiedergli se non ritiene che aver pianificato e programmato la morte di 100.000 irakeni (e migliaia di afghani) giustifichi un simile approccio anche nei suoi confronti.

Ma visto che l'ha detto Obama, mi chiedo: in ogni paese è necessario pagare il fio alla stupidità dei propri connazionali? In ogni paese un politico deve stare attento a non ferire quei principi sacri inculcati nelle menti magari proprio dai suoi avversari?

Perché Obama non può rispondere semplicemente: "Guardi: la pena di morte è inutile e i sostenitori di Bin Laden non aspetterebbero occasione migliore per farsi esplodere qua e là nel mondo."?

Forse non lo pensa, è vero. O forse lo pensa, ma non lo può dire, perché c'è quell'enorme parte di elettorato americano che si vuol sentir dire che l'unico problema degli Stati Uniti ha un nome, un cognome e una lunga barba.

Ma il punto qual è? Che la gente non sarebbe disposta ad accettare un'affermazione simile?
Oppure che il giorno successivo i mezzi di "informazione" monterebbero un enorme polverone, riproporrebbero le immagini del crollo delle torri gemelle e intervisterebbero Mc Cain in visita a una caserma di pompieri di New York? E così tutti i bei ragionamenti di Obama sarebbero scordati in un momento...

Non so: mi pare che il cervello dei popoli sia diventato più maneggevole e ubbidiente della mia aspirapolvere. O forse lo è sempre stato. O forse sto guardando tutto con occhi troppo italiani...
postato da: klochov alle ore 01:28 | link | commenti (4)
categorie: america, politica
venerdì, 11 luglio 2008

continuano a chiamarlo lodo

Sulla norma relativa alla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato, avrei tanto da dire. Ma proprio tanto.

Tuttavia so che lo faranno (e l'hanno già fatto) un po' tutti. Cosa dovrei aggiungere? Che l'uso di una legge ordinaria per regolare una materia simile è fuori dal mondo? Che non sono riusciti nemmeno a rispondere a tutte le censure della Corte Costituzionale? Che tutto sommato è meglio così, almeno smetteranno di distruggere il sistema giudiziario? O che invece potrebbe essere molto peggio perché Berlusconi non si staccherà da uno di quei ruoli finché morte non li separi? E che ve lo dico a fare?

Lasciatemi piuttosto una lamentela da purista, che magari non serve a niente. Vi siete chiesti perché diamine questo normalissimo disegno di legge si chiama lodo Alfano?

Il lodo è la pronuncia che viene emessa in seguito ad un arbitrato. In una controversia civile o commerciale tra due parti, invece di andare a litigare in tribunale, ci si rivolge di comune accordo ad un terzo soggetto (o più di uno) che deciderà secondo criteri di legge o di equità. La "sentenza" pronunciata dall'arbitro si chiama, appunto, lodo.

In origine si parlò di Lodo Maccanico quando l'omonimo senatore della Margherita durante la discussione della Legge Cirami nel 2002 (quella che permette di chiedere lo spostamento di un processo per "legittimo sospetto" sull'intero tribunale) per cercare di impedirne l'approvazione, propose di sospendere i processi per le più alte cariche dello Stato.

In realtà i problemi con la giustizia in Forza Italia non erano solo quelli del Presidente del Consiglio. Vi ricorderete che all'epoca si viveva in una costante "emergenza Previti": l'accordo non fu trovato e andarono avanti con la legge Cirami.

Si parlava di lodo, in quel caso, perché poteva sembrare la soluzione condivisa ad una controversia tra i due schieramenti sui "problemi nei rapporti tra politica e magistratura".

La proposta fu rielaborata da Schifani nel 2003, trascinandosi dietro sempre più impropriamente il nome "lodo". Dopo la dichiarazione di incostituzionalità del 2004, oggi ci riprova il ministro Alfano. E continuano a chiamarlo lodo.

Forse perché questa volta al posto della Cirami c'è la ben peggiore mega-bloccaprocessi, Previti è già stato assegnato ai servizi sociali e il centro destra ritiene utile trovare un "accordo" sull'immunità del Capo. Dalle mie parti, questo non si chiama lodo, si chiama ricatto: ma si sa che in Italia, ormai, il nome vero delle cose non si può più dire.

O forse la mia ricostruzione dell'origine dell'uso fantasioso di un termine giuridico è tutta sbagliata, e c'è qualche motivo diverso dalla cialtroneria di questo paese che a me è sfuggito del tutto. Eventuali correzioni sono ben accette.
postato da: klochov alle ore 23:01 | link | commenti (9)
categorie: politica, giustizia, informazione
giovedì, 10 luglio 2008

sabina, la prossima volta in endecasillabi

dante_dore
O Simon mago, o miseri seguaci
che le cose di Dio, che di bontate
deon essere spose, e voi rapaci

per oro e per argento avolterate,
or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state.

[...]

Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto,
se' tu già costì ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

Se' tu sì tosto di quell'aver sazio
per lo qual non temesti tòrre a 'nganno
la bella donna, e poi di farne strazio?".

[...]

Io non so s'i' mi fui qui troppo folle,
ch'i' pur rispuosi lui a questo metro:
"Deh, or mi dì: quanto tesoro volle

Nostro Segnore in prima da san Pietro
ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?
Certo non chiese se non "Viemmi retro".

Né Pier né li altri tolsero a Matia
oro od argento, quando fu sortito
al loco che perdé l'anima ria.

Però ti sta, ché tu se' ben punito;
e guarda ben la mal tolta moneta
ch'esser ti fece contra Carlo ardito.

E se non fosse ch'ancor lo mi vieta
la reverenza de le somme chiavi
che tu tenesti ne la vita lieta,

io userei parole ancor più gravi;
ché la vostra avarizia il mondo attrista,
calcando i buoni e sollevando i pravi.

Di voi pastor s'accorse il Vangelista,
quando colei che siede sopra l'acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista;

quella che con le sette teste nacque,
e da le diece corna ebbe argomento,
fin che virtute al suo marito piacque.

Fatto v'avete dio d'oro e d'argento;
e che altro è da voi a l'idolatre,
se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?


Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XIX, 1300 circa.
postato da: klochov alle ore 11:17 | link | commenti (3)
categorie: politica, religione
martedì, 08 luglio 2008

regali

"Un'opposizione che dice magnaccia, che solletica l'indignazione ma non fa politica, è un regalo a Berlusconi. Noi siamo diversi: e questa differenza si deve vedere."  Walter Veltroni

Eccome se si vede la differenza, Walter...

Facci capire bene: un'opposizione che sta in silenzio e che in tre mesi è stata solo capace di ripetere come un mantra la minaccia della rottura del dialogo, non è un regalo a Berlusconi?

Una dirigenza di partito che è riuscita a sfasciare la sinistra e a dirigersi verso un accordo con l'UDC di Casini e Cuffaro non è un regalo a Berlusconi?

E, Walter, aver ripescato Berlusconi dalla polvere del ridicolo di quel predellino della bmw, non è stato il più grande regalo, vero?

Non avete fatto uno straccio di legge sul conflitto di interessi e sulle televisioni solo per non fare un regalo a Berlusconi, immagino.

E prendersela con chi cerca di fare opposizione invece che con il governo, non significa fare un regalo a Berlusconi, vero?

Guardate, fatemi un favore, non ci andate alla manifestazione di stasera. Ma almeno state zitti.
postato da: klochov alle ore 16:33 | link | commenti (9)
categorie: politica
venerdì, 04 luglio 2008

carlo martello

[...] Alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà

"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano,

ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore"

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d'onor si ricoprì

e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione
tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor

"Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor"

"E' mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"

F. De André
Carlo Martello ritorna dalla Battaglia di Poitiers

postato da: klochov alle ore 08:38 | link | commenti (9)
categorie: politica
lunedì, 30 giugno 2008

danni all'immagine

Un sabato mattina di due anni fa, alla Umbria Olii morirono 4 operai in un'esplosione.
Le quattro vittime erano il titolare e i dipendenti di una piccola impresa che stava eseguendo, in appalto, la costruzione di alcune parti di una struttura.

Stavano lavorando intorno ad un silos che era pieno di gas esplosivi: accesero una macchina saldatrice che non dovevano utilizzare e saltò in aria tutto, compresi loro. Il bilancio fu pesantissimo: 4 morti, 1 ferito, danni enormi all'azienda e alle strutture vicine.

Oggi leggo che la Umbria Olii ha presentato una richiesta di risarcimento ai familiari delle vittime e al quinto operaio superstite, stimando i danni in Euro 35.316.456,66. La colpa sarebbe degli operai e della loro imperizia causata da "stanchezza e fretta, visto che era sabato".

Alla fine dell'articolo che ho linkato potete leggere il commento di uno degli avvocati dei familiari delle vittime alla linea assunta dalla difesa della Umbria Olii: parla di "
azione irrituale e comunque infondata", considerazioni da condividere in pieno per quanto mi riguarda, con esito della lite auspicabilmente prevedibile.

Leggendo l'atto di citazione vedo che gli avvocati della Umbria Olii, tra l'altro, chiedono alle mogli e ai figli delle vittime anche 2 milioni di Euro per "i danni creati all'immagine dell'azienda".

Chissà se il padrone della Umbria Olii si è chiesto quanti danni d'immagine avrebbe creato questo semplicissimo atto di citazione rimbalzato sulle pagine di tutti i giornali, e che tornerà a fare notizia al momento della sentenza...

Per l'esplosione è abbastanza ovvio che si tratta di un tragico incidente di cui la magistratura dovrà accuratamente individuare le responsabilità.
 
Ma sulla richiesta di 35.316.456,66 Euro a vedove e orfani, anche se realisticamente l'ha concepita l'avvocato, ci sta la firma del titolare dell'impresa e spero che sia consapevole che sarà lui a metterci la faccia, e l'azienda a impegnare il nome. Se questa la ritiene una buona pubblicità...
postato da: klochov alle ore 23:37 | link | commenti (5)
categorie: politica, lavoro
domenica, 29 giugno 2008

Veltroni e Habermas

Per colpa di astime ho letto questa lettera di Veltroni al direttore della Stampa. Tuttavia in una domenica così uggiosa, non riesco a sforzarmi tanto da elaborare una qualche risposta al segretario del PD: anche perché ormai credo non ne valga più la pena.

Ma tutto questo riempirsi la bocca di citazioni di Habermas, come esempio di ateismo del "ma anche", mi porta alla mente un libro che, con buona volontà, avevo letto all'inizio dell'anno.

Il mio commento di certo non vale molto, quindi in questa occasione propongo volentieri una risposta ben più articolata, di cui riporto un brano ma che vi invito a leggere per intero: Le tentazioni della fede (undici tesi contro Habermas) di Paolo Flores D'Arcais.
E tuttavia, Habermas insiste sulla presunta persecuzione dei credenti: «Gli oneri della tolleranza non sono ripartiti simmetricamente fra credenti e non credenti, come dimostrano le norme più o meno liberali sull’aborto» (p. 17). Ma è vero il contrario. Ogni legge occidentale sull’aborto, anche ispirata al più abominevole (per un credente) permissivismo non costringe nessuna donna. Mai. La lascia libera di scegliere. È invece Ratzinger che vuole imporre alla donna non credente, o di altra religione, un divieto penalmente sanzionato.

Ancora più evidente l’asimmetria – di segno opposto a quella lamentata da Habermas – se dall’aborto passiamo all’eutanasia. In questo caso non c’è neppure l’alibi di una seconda «persona» (il feto), i cui diritti andrebbero tutelati. Nel suicidio assistito (questa è l’eutanasia, non certo l’eutanasia nazista, omicidio di non-consenzienti, tirata in ballo dalla Chiesa per indecente contraffazione polemica) c’è solo il diritto di un condannato a morte terminale (e innocente) di abbreviare la tortura (e il diritto a una esecuzione non preceduta da tortura viene riconosciuto, nei paesi dove la pena capitale è ancora in vigore, anche ai peggiori criminali!).

Insomma, e sempre: la presunta «asimmetria» laica lascia liberi i cittadini credenti di utilizzare o meno un diritto. L’imposizione del punto di vista credente attraverso la legge costringe invece il non credente, cui è precluso di fare tutto ciò che il papa ritiene «peccato», pena la galera.


Cosa vuol dire , allora, che «uno Stato non può imporre ai cittadini cui garantisce la libertà religiosa alcun obbligo inconciliabile con la loro vita di credenti» perché questo significherebbe «chiedere loro l’impossibile» (p. 29)? Che non può chiedere loro di praticare obbligatoriamente l’aborto (l’eutanasia, la contraccezione eccetera) o che non può chiedere loro di rinunciare a imporre agli altri (diversamente credenti o atei), con la forza del braccio secolare, il proprio stile di vita, anche quando fossero maggioranza schiacciante?
Ecco, se lo leggete tutto, penso converrete con me che possa servire da risposta anche a Veltroni.
postato da: klochov alle ore 17:10 | link | commenti (5)
categorie: politica, religione